Arte povera, rivoluzione permanente

L’arte povera è considerata il principale movimento di rottura con le espressioni tradizionali che negli Sessanta esplose in Italia. Più di quarant’anni e, ancora oggi, quell’espressione fatta di materiali poveri come la terra, il legno, il ferro, ma anche stracci, plastica e scarti industriali, che evocavano le strutture originarie della società corrosa da abitudini e conformismi tutt’altro che lineari, fa parlar di se affascina, e interessa suscita nostalgia e ammirazione. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’unità di Italia arriva un grandioso progetto espositivo, curato da Germano Celant, che vede otto sedi museali tra cui il castello di Rivoli e il museo Mambo di Bologna celebrare quell’arte che ancora oggi riesce a farsi rispettare. Il museo Maxxi di Roma offre tre istallazioni figlie del genio di Gilberto Zorio, Jannis Kounellis e Giuseppe Penone.

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di Camilla Mozzetti
interviste con Gilberto Zorio e Jannis Kounellis di Maria Luisa Prete

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