Le verità delle illusioni

Lo scacco del re dell’arte – per la sua sede londinese – un’altra volta è caduto sul poliedrico, creativo, versatile Mike Kelley. Se c’è un artista di culto, icona di un’America che scava fra le sue viscere, abile come pochi a eccellere in pittura e video, fotografia e disegno, performance e installazione, dando vita a opere che intrecciano memoria collettiva e individuale, archetipi sociali e biografia personale, elementi fittizi, surreali e storia, questo è l’artista ora in mostra alla Gagosian londinese. Supremo maestro del’arte statunitense, da sempre impegnato a esplorare l’eterno dilemma: la verità contrapposta all’illusione.

Fino al 22 ottobre continua la presentazione della serie “Kandors”, avviata nel 1999, ispirata alla città Kandor, la capitale del pianeta Krypton da cui proviene Superman, trasformata in bottiglia da un cattivo e poi salvata da Superman e protetta sotto una campana di vetro, la Fortezza della solitudine. Riguardo all’epopea di Superman, Kelley è sempre stato interessato più all’architettura della città che alla leggenda in sé. Esaminato l’archivio fumettistico di Superman e scoperta l’incoerenza dell’immagine architettonica di Kandor (non ne è mai stata messa a punto una planimetria), l’artista propone così nel corso degli anni diversi modelli architettonici tridimensionali, interessato com’è dall’intenzione di delineare le architetture della memoria. Opera cardine attorno cui ruota il percorso espositivo è “Educational complex”, del 1995 in cui Kelley riflette sul rapporto fra memoria e psiche. Se il ricordo dell’edificio vacilla, ciò si deve alla sindrome della memoria repressa, che presuppone che esperienze traumatiche siano rimosse. Negli anni le installazioni monumentali di Kandor hanno permesso di esplorare proprietà formali di riflettività e trasparenza, cromie di vetri e resine, materiali leggeri – come il vetro e massicci come la pietra.

In quest’occasione espositiva Kelley ha presentato la Fortezza della solitudine come una sorta di bunker in rovina, Kandor 10b: una specie di fortino esploso in una massa di pietre, come fosse una cava che custodisce la città-bottiglia. Apoteosi metaforica della contemporaneità – congelatore di azioni pensieri vite in spazi angusti, corazza d’apnea, luogo d’alienazione. Tentativo di fortificare il vuoto in un bunker, luogo d’estraniazione simile allo spazio web dove l’interazione fra le persone può essere molto astratta e disconnessa. Chiudono la fortezza satelliti, eco di frammenti di sculture classicheggianti, che rilegano Kandor nel tempo che fu.

In mostra inoltre due “videotape“: “Vice anglais”: il focus su di un gruppo di sadici pervertiti che risiedono nella grotta e “Made in England” che è di fatto lo “script” per Vice Anglais. Il lavoro di Kelley abbraccia le contraddizioni estreme della cultura americana: condivide bellezza e bruttezza, surrealismo e concettualismo, intelligenza e insensatezza, cultura punk (fondatore della band “Destroy all monsters”) e “cartoon”, cultura pop e letteratura. Lui è un intellettuale che opera da istinto, un pensatore che non ha paura di stupidità. E lui è un uomo di spettacolo e impresario che si ripensa ogni time out, con ogni mezzo necessario.

Fino al 22 ottobre
Gagosian gallery
Britannia street, Londra
Info: 02078419960; www.gagosian.com