Obiettivo Giappone

Quando si parla di arte e di estetica giapponesi si è soliti evidenziare aspetti quali la semplicità e l’eleganza di opere e oggetti, la raffinatezza e la delicatezza delle composizioni, o l’asimmetria e il minimalismo legati alla concezione zen. Ma è possibile individuare all’interno dell’arte giapponese nel corso dei secoli una diversa corrente che si distacca dagli ideali meditativi “wabi-sabi” della bellezza trascurata, per dare forma invece all’estro e all’esagerazione. Pur esprimendo ideali opposti a quelli che si attribuiscono solitamente alla tradizionale estetica giapponese, non si tratta di una vera e propria rottura con la cultura classica. Anzi, incarnando quella parte della tradizione nipponica che trova la sua celebrazione nei rumorosi “matsuri”, i festival religiosi popolari con palanchini e processioni a ritmo di tamburo, esprime una visione profondamente radicata nella cultura del Giappone, soprattutto in quella popolare manifestatasi in varie forme durante il periodo Edo (1600-1868).

Moltissimi autori, sopratutto negli ultimi anni, modellano le proprie opere ispirandosi al passato, fondendo stili e tecniche, mescolando insieme pittura classica e pop culture, a creare un prodotto unico formato al contempo da innovazione e citazione. È come eredi di questa corrente della tradizione giapponese che si pongono anche gli artisti della mostra Basara, ospitata recentemente alla Spiral garden a Tokyo, di cui si fa portavoce Tenmyōya Hisashi. Basara è un termine che esprime ostentazione e stravaganza, e “basara daimyō” erano chiamati quei signorotti del medioevo giapponese che decoravano i loro castelli in maniera sfarzosa e indossavano abiti e armature di eccezionale bellezza e particolare fattura.

Sottolineando già dalla scelta del nome il forte legame con la tradizione, Basara è l’interpretazione contemporanea della vivace cultura popolare della vecchia Tokyo, dell’energia e dei colori della città bassa, dove a ridosso del fiume ogni notte si animavano i quartieri dei divertimenti, popolati da attori del teatro, splendide cortigiane e ricchi mercanti che si muovevano tra case di piacere, teatri e “freaks show”. La bellezza ricercata nel movimento Basara esprime il gusto per l’eccesso, per lo splendore barocco, per l’esagerazione che sfocia nel grottesco. Si pone al contempo come visione destabilizzante e di rottura, per chi conosce solo un aspetto della tradizione estetica giapponese ma anche come ponte e congiunzione con il gusto eccentrico del passato.

La tecnica di Hisashi Tenmyōya, per esempio, è quella di riprendere la composizione tipica di opere come le “ukiyō-e”, stampe del periodo Edo, o le pergamene verticali e di riadattarle alla modernità, fondendo in esse elementi tipici di oggi, come nell’opera “Football”, dove due moderni samurai si scontrano su un campo di calcio, o in “Nine Samurai from Kamakura”, dove sotto alla grande statua di Buddha, simbolo della città di Kamakura, bivacca un gruppo di giovani teppisti. Altri nomi sono Akira Yamaguchi, che riprendendo la tecnica “a volo d’uccello” rappresenta non più case da tè ma i più moderni quartieri di Tokyo, Jun Matsuyama che reinterpreta i quattro dei guardiani celesti, muscolosi e valenti eroi della tradizione, rappresentanti con le fattezze di avvenenti fanciulle che posano come modelle, Manabu Ikeda che nelle sue opere fonde architetture d’altri tempi con costruzioni fitomorfe e ed elementi “high tech” e Yasutaka Nakajima che trasforma in opera d’arte un veicolo a metà tra la moto e il palanchino.

Molti di questi nomi sono comparsi anche nella mostra collettiva “Bye Bye Kitty-Between Heaven and Hell in contemporary japanese art”, ospitata alla Japan’s Society di New York dal 18 marzo al 12 giugno dello scorso anno, tra le migliori testimonianze del nuovo corso dell’arte moderna giapponese, e gli sono state dedicate personali anche al di fuori della madrepatria. Aspettiamo quindi di avere la possibilità di ammirare anche in Italia i lavori di questi innovativi, interessantissimi artisti.