L'ultima cena globale

In ricordo del tragico evento che ha sconvolto gli Stati Uniti e il mondo intero, a dieci anni dall’attacco delle Torri gemelle di New York, palazzo Reale di Milano dedica una mostra fotografica che raccoglie gli scatti dei fotografi più noti sul piano internazionale: riprese di quel giorno funesto tra i crolli, le corse, le lacrime, gli abbracci solidali, i morti, quelli che non hanno trovato una via di fuga. Tra i fotografi ci sono i grandi autori della Magnum quali Steve McCurry, Alex Webb, Gilles Peress, Susan Meiselas e anche artisti come James Nachtwey.

11.9 Il giorno che ha cambiato il mondo. Dieci anni dopo. Documenti e immagini è il titolo dell’esibizione che coinvolge in prima persona anche Antonio Paradiso, con la sua scultura posizionata nel cortile interno del palazzo. Creata con i resti metallici delle Twin towers, nasce una nuova interpretazione dell’Ultima cena. Materiali fusi dal calore dell’impatto subìto dalle torri al cospetto degli aerei della United airlines si tramutano in materia che nelle mani dell’artista prendono il nome dell’Ultima cena globalizzata. Domenico Piraina, pensando a quelle putrelle contorte che persero la loro utilità con la tragedia accanto ai corpi, nella sofferenza e che furono sepolte nell’Hangar 17 dell’aereoporto Jfk di New York city, racconta: «Qualche tempo fa un uomo abituato a lavorare con la pietra, uso alla fatica e al sudore, va a trovarle, ne intuisce le possibilità catartiche e le porta in Italia al fine di affidare loro una nuova vita e un nuovo scopo: quello di essere testimoni, perché esse hanno visto e possono raccontare ciò che è stato, e quello di essere apostoli, invitati per spronarci alla riflessione, alla memoria».

Sono ben venti le tonnellate selezionate dall’artista, che hanno permesso la nascita sia di “Global last supper” che di “Ascension for our time”. In Paradiso non rimane più alcun riferimento alla religiosità, al cristianesimo. I personaggi che rappresenta l’artista pugliese non sono i dodici apostoli. Sono tredici persone che possiedono nomi tipici in uso in differenti paesi, simboli dell’umanità intera. Per esempio, c’è Guido, l’italiano, George, l’inglese, Fritz, il tedesco, e così via…

«Qui i laceranti personaggi di questa appropriatamente intitolata Global last supper – commenta Arturo Schwarz – appaiono contorti e quasi preda a un immutabile dolore. Quanto sia stato lungo e travagliato il momento creativo lo dimostra l’ingente numero di disegni, bozzetti e lavori preparatori che hanno preceduto queste opere monumentali. Lavori in cui la storia è la fonte di questa ultima cena».

Fino al 2 ottobre
Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano
Info: 0258118067; www.comune.milano.it/palazzoreale