Cinque mosse per salvare papa Wojtyla

Cinque modifiche che ne cambieranno non poco l’aspetto. Chissà poi se, come spesso accade, rimetterci mano non sia peggio che lasciare tutto com’è. La commissione di saggi nominata dal comune di Roma ha deliberato quali provvedimenti mettere in atto per la statua di papa Wojtyla inaugurata il 18 maggio a piazza dei Cinquecento e realizzata dall’artista Oliviero Rainaldi.

Anzitutto, rifare la testa per intero: il cranio è infatti stato giudicato enorme e sproporzionato, oltre che davvero poco somigliante alle fattezze del santo padre beatificato il primo maggio scorso. Come seconda mossa, ritoccare la patina di rifinitura, già danneggiata dopo pochi mesi dalle intemperie, con l’acqua che si è infiltrata tra testa e spalle. In seguito modificare il mantello in tre parti – per renderlo più vicino al gesto di accoglienza tipico del pontefice – e rialzare di una trentina di centimetri la statua dalla sua base di sostegno oltre a spostarla sul basamento in posizione leggermente arretrata rispetto a quella attuale.

Ecco come il sovrintendente Umberto Broccoli, il segretario della Pontificia commissione per i Beni culturali della Chiesa Francesco Buranelli, il direttore della scuola di specializzazione in beni architettonici e del paesaggio della Spienza Giovanni Carbonara e la sovrintendente della Gnam, Maria Vittoria Marini Clarelli intendono salvare il salvabile. E rendere la scultura più somigliante possibile al papa polacco e ai bozzetti approvati in un primo momento dal Vaticano, sottraendola da quei tristi appellativi (garitta, vespasiano, rifugio di piccioni e senza tetto) che s’è guadagnata in pochissimo tempo fra cittadini e turisti. Anche se, a onor del vero, non tutti sono stati della stessa opinione.

I lavori saranno eseguiti dallo stesso Rainaldi, sotto la direzione della sovrintendenza capitolina. Dall’entourage dell’artista fanno sapere che si tratta di lavori di «completamento, non parliamo di modifiche e nessuno si aspetti che il volto sia ricalcato su una foto del pontefice. Opere che per i tempi stretti della scorsa primavera Rainaldi non aveva potuto effettuare e che poi sono stati impediti dal caos che si è scatenato intorno al lavoro, ma che erano già previste, come nel caso della patina di rifinitura». Scartata dunque l’ipotesi di un referendum cittadino, paventata in un primo momento e decisamente rigettata dall’artista abruzzese, così come la rimozione della scultura. Bene così, insomma, ma con qualche giusto ritocco.