Memorie ''on the road''

Frammenti di visioni raccolti nel corso di viaggi e reportage confezionati in tutto il mondo. Rimodulati secondo un montaggio di quattro o più scatti orizzontali o verticali incastonati all’interno di cornici del tutto particolari, ricavate da camion merci che in passato hanno attraversato l’Asia e il Medio Oriente e dai quali lo stesso artista s’è fatto traghettare per anni.

Il regista e fotografo capitolino Francesco Cabras è protagonista di un’esposizione alla galleria Crossroad di Capalbio, Grosseto, che inaugura il 10 settembre. Il titolo, “Scraps, quello che resta“, rende bene l’idea: lo “scarto”, quello che avanza, non è solo visivo ma anche concretamente materico. Memorie “on the road”, storie infinite (nel senso che si presentano in tutta la loro poetica incompiutezza), con la fotografia che si ferma a un passo dalla narrazione filmica, strizza l’occhio al racconto tra documentario, performance, sperimentazione e fiction.

“Strana figura tra il Proteo aggiornato e l’artigiano prometeico – ha scritto Oliviero Beha dell’artista romano – questo Cabras usa la centrifuga del pensiero, misto a occhiate di etica e sguardi d’estetica; Francesco sa disegnare con la mente e scattare fotografie caleidoscopiche che sono segni a volte indelebili, ma se si perde nel regno dell’eccentricità, cioè se esce dal centro? La risposta è nell’autore. È Cabras, il piano di incontro, di sintesi analitica, di ricerca trovata e smarrita. Non è mai inutile, si serve del senso e del significato per maneggiare il significante, come si direbbe all’osteria della figurazione”.

Francesco Cabras inizia giovanissimo come fotografo e giornalista riuscendo fra l’altro a incontrare agli arresti domiciliari il premio Nobel per la pace Aung San Suu Ky nel 1995. Come regista è autore insieme ad Alberto Molinari di “The big question“, un documentario prodotto e successivamente censurato da Mel Gibson per divergenze teologiche, unico esempio italiano di “non fiction film” distribuito nei cinema statunitense grazie all’agente di Michael Moore.

Molti tra i suoi lavori hanno avuto riconoscimenti in festival internazionali come l’American film institute di Los Angeles, Idfa Amsterdam, Jerusalem film festival, Bellaria film festival e Torino film festival. Sempre con Molinari ha diretto alcuni tra i videoclip più originali del panorama musicale italiano (Caparezza, Max Gazzè, Giorgia, Sergio Cammariere, Nada). Con Paleoliche vince il festival di videoarte Festarte e viene incluso in “Young blood”, la pubblicazione dei talenti italiani nel mondo, l’opera viene utilizzata da Greenpeace per la campagna nazionale per l’energia eolica. Come fotografo ha al suo attivo mostre collettive e personali (Memoranda, all’Istituto geografico italiano di Roma e l’Isiao di Roma).

Fino al 10 ottobre
Crossroad
via Vittorio Veneto 2, Capalbio (Gr)

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