La severità di Zauli

Terra che rivive vuole raccontare l’opera di Carlo Zauli, considerato indiscutibilmente uno dei ceramisti scultori più importanti del Novecento, con un originale dialogo mistico fra la severità dei luoghi espositivi e quella contenuta nelle opere del grande artista faentino, a quasi dieci anni dalla sua scomparsa.

Dopo il successo della prima tappa della mostra ai Magazzini del sale di Cervia (dal 3 luglio al 4 settembre), domenica 11 settembre sarà inaugurata la seconda tappa, con una sezione di opere completamente diverse, all’ex convento di San Francesco a Bagnacavallo, quasi completamente ristrutturato in occasione del Giubileo. I due luoghi scelti riconfermano il legame profondo dell’artista con la sua terra d’origine, la Romagna, che non è mai soltanto puro elemento biografico, luogo di nascita ma vero e proprio principio ispiratore di gran parte della sua ricerca ed elemento fondante della sua scultura.

Il progetto espositivo del 2011, a cura di Matteo Zauli, rappresenta il sesto appuntamento della rassegna itinerante dedicata all’opera di Zauli che dal 2007 il museo omonimo sta portando avanti e che ha toccato precedentemente, tra gli altri luoghi, Kyoto, Tokyo e Torino. In questa occasione le esposizioni si fondano sul dialogo tra il lavoro di Zauli, esaminato per tematiche, e i suggestivi spazi che ne ospitano le opere, cercando di narrare in modo esauriente la ricerca scultorea dell’artista sia in termini cronologici che espressivi. La mostra, attraverso le sue quattro sezioni “intorno a un vaso, fremiti naturali, zolle e primari esplosi”, si propone come viaggio conoscitivo al centro dell’opera scultorea dell’artista romagnolo tra archetipi ceramici e scultura, tra ordine geometrico e le sensuali linee della natura. In occasione della mostra verrà pubblicata un’ampia monografia a cura di Flaminio Gualdoni edita da Danilo Montanari editore.

Carlo Zauli, nato nel 1926 a Faenza dove è scomparso nel 2002, dopo aver vinto negli anni Cinquanta i principali riconoscimenti dedicati all’arte ceramica, nei primi anni Sessanta evolve verso un’interpretazione marcatamente scultorea del proprio mestiere. In questi anni matura il proprio linguaggio artistico, intriso di atmosfere informali intrecciate a un’armoniosa ma dirompente “naturalità”: Sono gli anni di un crescente successo internazionale. Dal 1958, anno nel quale sono realizzati i grandi altorilievi per la reggia di Baghdad e il Poligrafico di Stato del Kuwait, vede la propria fama crescere continuamente, fino a spingersi, tra gli anni settanta ed ottanta, a tutta l’Europa, il Giappone, l’America del Nord, dove realizza esposizioni e colloca opere in permanenza. Le sue opere sono presenti oggi in quaranta musei in tutto il mondo.

Fino al 9 ottobre
convento di San Francesco
via Cadorna 8, Bagnacavallo (Ra)
Info: 3488812153.