I giochi della Ramanzini

Con Rossella Ramanzini il gioco diviene l’immagine del libero rapportarsi alla materia, del libero riflettere sulle cose del mondo in Libero gioco, l’esposizione a Brescia ai Monaci sotto le stelle. Come ogni gioco, anche questo ha le sue regole, la libertà sembra avere le sue leggi. Per esempio, i dipinti contengono spazi che contengono al loro interno altri spazi. In essi, immagini catturano simboli che si intrecciano, si raddoppiano, si sdoppiano.

La Ramanzini introduce alla possibilità di osservare certi fatti della percezione. Come scrive Luigi Meneghelli sul catalogo della mostra: «L’opera di Ramanzini non vuole certo svelarci sottofondi psichici o avviare discorsi sociali. Un po’ come Matisse nei suoi “Papiers découpés”, autentici frammenti di colore incollati che reinventano il linguaggio della pittura, rendendolo nuovo e vivace, ricco di effetti inaspettati, quasi una metafora, un riflesso astratto della realtà. Solo che si tratta di un Matisse paradossalmente coniugato con il Magritte di “Golconde”, dove degli omini sembrano piovere dal cielo in maniera innaturale: tutti uguali, tutti al loro posto “come i pezzi degli scacchi” o come le decorazioni di una carta da parati, “ripetibile e allungabile all’infinito».

Gli elementi che creano la visione ludica non sono lo scopo dell’osservazione ma mezzi per uscire dalle apparenze, che vivono nella monotonia, nel quotidiano, dimensioni che appartengono alla vita dell’uomo. «È l’estetica del “come se” – aggiunge Meneghelli –  quella del tromp-l’oeil per capirci, quella che aggiunge al fascino formale della pittura il fascino spirituale dell’inganno, della mistificazioe dei sensi. In opere come Coi cavalli ti trastulli o Visioni dai pedoni Ramanzini sembra farsi cacciatrice di relazioni fortuite, di puzzle incomponibili».

Fino al 18 settembre
I monaci sotto le stelle
via San Zeno, 119, Brescia
Info: 0302421427; www.imonacisottolestelle.com