Oltre la tradizione

Gli artisti della pittura cinese moderna del National art museum of China (Namoc) di Pechino, in mostra nelle sale di palazzo Venezia a Roma fino al 23 settembre. A cura di Fan Di’an, direttore del Namoc, l’esposizione presenta le opere di sei pittori che, partendo dalla cultura millenaria cinese, si sono spinti “oltre la tradizione”, innovandola e dando vita a un’arte nuova.

Sono loro i ponti verso l’arte contemporanea cinese: Qi Baishi, Li Keran, Huang Binhong, Jiang Zhaohe, Ren Bonian e Pan Tianshou. Dalla seconda metà del XIX secolo a quella del XX, furono i protagonisti di una rielaborazione totale della pittura tradizionale cinese, nei suoi caratteri, non solo artistici e tecnici ma anche culturali e sociali. Il percorso espositivo si snoda attorno a tre sezioni che ricordano le tematiche tradizionali dell’arte cinese sin dai suoi inizi: Ritratti, Fiori e uccelli, Paesaggi. La sezione dei ritratti è illustrata da Ren Bonian e Jiang Zhaohe. Bonian col suo pennello ha immortalato scene di vita reale del ceto medio urbano. Ha vissuto nel periodo in cui il regno feudale cinese stava per cadere e la cultura occidentale iniziava a entrare nel paese. Jiang Zhaohe ha assorbito molto della pittura occidentale e il suo stile ha indagato le nuove tecniche artistiche con i cambiamenti sociali del tempo.

Nella sezione Fiori e uccelli sono protagoniste le opere dei pittori Qi Baishi e Pan Tianshou. «Questo genere è teso a rappresentare, attraverso gli aspetti più semplici e delicati, la natura nella sua parte più poetica, ovvero nelle piccole cose, quindi insetti, erbe selvatiche, frutti, farfalle, fiori e piccoli animali, tutti soggetti benaugurali nella tradizione cinese». Qi Baishi è stato ribattezzato da alcuni critici, il “Picasso della Cina”, per la quotazione record delle sue opere alle aste, subito in coda a Picasso, appunto, e Andy Warhol.

Ultima la sezione che illustra la forma d’arte più alta e nobile in Cina: la pittura di paesaggio. «Solo i cosiddetti ‘pittori letterati’ potevano avvicinarsi a questo genere, chiamato esattamente ‘Shanshui’». E quindi Huang Binhong e Li Keran. Con i suoi effetti di luce, Binhong si è avvicinato ai risultati raggiunti dagli impressionisti ed espressionisti occidentali. Mentre Keran, nonostante l’uso di tecniche diverse, non ha mai perso di vista la missione dell’artista cinese: «La pittura non parla di paesaggi ma di monti e fiumi. Nella nostra mente monti e acqua, corsi d’acqua e rilievi, fiumi e montagne sono termini che indicano la Patria».

Da qui i suoi quadri dipinti en plein air, le sue narrazioni della Cina del XX secolo che, «come un personaggio in carne ed ossa, sembra avere un’anima riconoscibile: seppur la modernità silenziosamente sia avanzata nell’arte e nella società, i valori, la raffinatezza e la compostezza di questo paese rimangono in ogni aspetto, e sempre, l’essenza vera della cultura millenaria di questo antico popolo».