Canoilas fra testi e oggetti

Nella sua prima personale in Italia, Hugo Canoilas mostra nuovi lavori di pittura con assemblaggi di testi e oggetti, perseguendo la sua ricerca sull’espansione della pittura e sulle possibilità verbali dell’oggettività. Opere nomadi in tempi di povertà e necessità, stabiliscono reminiscenze forti e intriganti di arte povera. Secondo ciò che l’artista dice «alcuni testi sono realizzati su tele già dipinte, ma richiedono un’enorme precisione tecnica nel modo in cui vengono sovrapposte ad altri tessuti e quindi stese tra le estremità del telaio in legno».

L’artista combatte contro l’ortogonalità delle tele, nel tentativo di rendere più familiare a sé stesso il suo corpo, le forme rotonde, non fisse e libere da ogni forma di razionalità. I testi sono estratti da libri che sono in giro nel suo studio: alcuni titoli di rappresentazioni o parti di testi su Kaprow, Braci di Becket, Sotto il vulcano di Lowry. I testi dipinti rappresentano l’interruzione dell’atto pittorico. Oggi dipingere le parole e fluttuare tra i testi impone un tempo di riflessione di azione diverso, più lungo.

I dialoghi e le descrizioni di ambienti dello spazio diventano un tutt’uno con l’autore. I dipinti all’inizio sembrano semplicemente una struttura atta a ricevere il testo ma alla fine estendono le possibilità dell’artista di fare pittura. Le tele sono sospese con un filo da pesca metallico e tenute nella loro posizione da un peso, e si muovono tracciando un disegno tra il suolo e gli osservatori che cercano di trovare affinità elettive tra i testi. Contemporaneamente si possono trovare vari oggetti e la loro relazione a una parola: scarpa, bicicletta, pietra. Il testo è come se avesse un suono interno, una voce. Diventa più teatrale che un dipinto. Le tele sembrano gridare: “tutto eccetto la pittura. Ma non possono fare a meno di essere dipinti”.

Fino al 30 settembre
Galleria Collicaligreggi
via Oliveto Scammacca 2, Catania
Info: www.collicaligreggi.it