Pino Settanni e l’occhio del tentatore

Pino Settanni ci presenta un'arte contaminata dallo spirito vivo e pulsante della scena romana degli anni Settanta

Pino Settanni e l’occhio del tentatore: dall’oscurità emerge la luce. Nel bel mezzo delle profondità corvine di un telo, di uno sfondo sinistro, di una stanza buia, si materializza un cromatismo fatto di tinte pacate, deboli chiaroscuri, luce tenue, dove regna l’armonia delle tonalità e dei sensi. Quella che ha contraddistinto Pino Settanni nella sua lunga carriera, interrotta dalla sua prematura morte meno di un anno fa, è una fotografia fatta di esperienza e stile, animata da amici illustri e modelli celebri ma anche da una forte curiosità per un mondo meno patinato, autentico e drammatico, divorato dalle guerre e dai mali. Un’arte, la sua, indubbiamente contaminata dallo spirito vivo e pulsante della scena romana degli anni Settanta, che rimarrà nel tempo fervente e appassionata, guidata da un amore viscerale dell’artista per la bellezza e la poliedricità dell’animo umano, colto attraverso il suo obiettivo attento e fantasioso.

Ciò che Settanni vuole mostrare con le sue fotografie, in realtà, è invisibile a occhio nudo. È come se l’artista possedesse un caleidoscopio, dove le sfaccettature infinite della personalità, la mutevolezza dei comportamenti, le emozioni e le esperienze che segnano i volti dei suoi modelli possano condensarsi in un unico scatto. Questa è la sua arte, rendere palpabile ciò che non lo è, facendo di una fotografia non un semplice frammento d’esistenza ma un ritratto sublime dell’intero tempo vissuto dal soggetto immortalato. L’occhio di Settanni ha percorso le forme femminili in lungo e in largo, rivisitando il nudo artistico con il suo tocco d’autore. Un erotismo che corre su una dualità ambigua: talmente pacato da essere d’altri tempi ma nel contempo troppo eccessivo per quello stesso passato conservatore e puritano che rifiutava tali audaci rappresentazioni.

Tranne che in alcune eccezioni la donna di Settanni, talvolta, è come una bagnante di Ingres, o una Maya desnuda di Goya, talaltra, una madonna caravaggesca inconsuetamente discinta, o una venere di Velázquez. Pacata nella bellezza e nella voluttuosità delle forme, avvolta in vesti di gusto classico, semplice nelle pose mai troppo ardite. La donna è qui allegoria della bellezza ma non in senso assoluto, divino. È un fascino umano quello descritto, quotidiano, appetibile e palpabile. Certo, in quelle eccezioni accennate, la musica cambia totalmente. E il Settanni raffinato, elegante e di stile subisce una battuta d’arresto. Due seni che spuntano da un corpo senza volto, una bocca vermiglia che sembra parlare di oscenità, dei bianchi e neri aggressivi di donne emancipate, che non devono rendere conto a nessuno. C’è anche questo ma nonostante la maggiore evidenza della sessualità, la magia si perde, il trucco si svela, e l’artista non si mostra qui nello stile che lo contraddistingue. Tenta di reinventarsi, di uscire dai suoi canoni, ma il risultato non è particolarmente interessante, rispetto ai suoi lavori più eleganti. Vale qui la famosa regola, fondamento di tutta la seduzione femminile: il vedo non vedo è la chiave della tentazione.

Nel nudo di Settanni, anche l’uomo ha avuto il suo spazio. Un maschio decisamente non erotico, coperto da massicci drappi attorno alla vita oppure, più goffamente, dalle mani dello stesso modello, ritratto più come essere indifeso che come simbolo di virilità assoluta. Uomini normali, nonostante le posizioni ricoperte, con le loro passioni e debolezze, spogliati dei ruoli della quotidianità. Ritratti costruiti, dunque, sulla personalità dei soggetti, che seducono più con il carattere che con due seni sbandierati al vento. È qui la magia dell’arte di Settanni, un’incredibile metafora di ciò in cui l’uomo vive immerso ogni giorno: l’ineguagliabile bellezza della vita terrena.

L’ARTISTA IN MOSTRA

Da Grottaglie a Renato Guttuso

Pino Settanni nasce a Grottaglie (Ta) il 21 marzo 1949 e muore a Roma il 31 agosto del 2010. La sua carriera inizia da adolescente ma sarà nella Roma degli anni ‘70 che incontra gli stimoli e le persone giuste, che lo condurranno nel mondo dell’arte. Tra queste la sua futura moglie, la gallerista Monique Gregory, e Renato Guttuso, di cui diventa assistente e fotografo personale. Celebre per i suoi ritratti dal cuore pulsante, presi nel suo studio di via Ripetta, Settanni ha immortalato volti illustri del mondo dello spettacolo e della cultura. Non solo. Mosso da un’instancabile curiosità per l’animo umano negli ultimi anni volge l’obiettivo verso città e popoli devastati dalla guerra. In mostra fino al 7 maggio al Lattuada Studio – Il diaframma, via dell’Annunciata 31, Milano. Info: www.pinosettanni.it.