I frammenti della Valery

Da piccola facevo disegni colorati è la mostra di Violetta Valery alla galleria ingresso pericoloso di Roma. Il gallerista Massimo Rosa commenta così il primo impatto che ha la mostra sul visitatore: «Entrando in galleria la sensazione che ci troviamo di fronte a un “discursus” ci assale immediatamente. Avvertiamo con certezza che dovremo affrontare una serie di “frammenti di un discorso amoroso” lasciati cadere da un “soggetto amoroso” (Violetta Valery) consistenti in immagini, oggetti e linguaggio che a nostra volta dovremo necessariamente interpretare; ciascuno di noi secondo la propria sensibilità».

L’esposizione si struttura sulla pubblicazione Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, ed è divisa in tre sale che corrispondono allo spazio mentale, sentimentale e fisico. Nell’ingresso si incontrano i viaggi mentali dell’artista rappresentati da disegni accompagnati da frasi e posti sul tavolo della casa di Valery, mentre accanto, su una sedia, riposa una valigia, simbolo del viaggio. Attraversando una porta si giunge in una sala dove sono appese alla parete le fotografie della vita della Valery come fossero puntate di un diario che ci fanno toccare le corde del sentimento. Nell’ultima stanza l’artista ricrea l’ambiente della camera oscura dove nascono i suoi lavori e appende le fotografie del suo corpo create con la stampa a sali d’argento su cui interviene con oggetti come la rosa, in fase di lavorazione: è l’ultimo spazio, quello fisico.

«Se Barthes definiva il “soggetto amoroso” come “qualcuno che parla dentro di sé, amorosamente, di fronte all’altro (l’oggetto amato), che non ne parla” – conclude il gallerista – Violetta Valery assolve in pieno proprio questo ruolo e ne restituisce, grazie all’uso di icone, indici e simboli, un vero e proprio sistema di significazione visiva del discorso amoroso. Per Umberto Eco un sistema di significazione è tale quando l’uso dei codici utilizzati può essere interpretato dal destinatario. Questo sistema di segni, o anche espressione linguistica, Eco lo fa riferire non ad un oggetto presente, ma ad una entità astratta coincidente con un modello culturale. L’attività di Violetta, muovendo i passi proprio in questa direzione, propone un modello culturale (il discorso amoroso) in cui il destinatario della comunicazione non è l’oggetto amato, vero e proprio assente nella mostra, ma il fruitore (i cui codici sono per noi entità astratta) che viene messo così di fronte all’esercizio di una attività riflessiva».

Fino 9 luglio
Galleria Ingresso pericoloso
via Capo D’Africa 46, Roma
Info: 0645496564; www.ingressopericoloso.com