Commedie napoletane

Approdata in televisione grazie all’istrione Roberto Benigni, la Divina commedia, scritta secondo la critica tra il 1304 e il 1321, rappresenta uno dei poemi più studiati al mondo, pietra miliare nello sviluppo della nostra lingua e della tradizione culturale italiana. Le tre cantiche che compongono la magistrale opera di Dante Alighieri sono divenute fonte ispiratrice della collettiva promossa da Largo Baracche project – con la curatela di Mariano Ipri, Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore – al palazzo delle Arti di Napoli.

“Divina commedia”, con una sottolineatura grafica per le ultime due lettere della prima parola (sono le iniziali del capoluogo campano) è in programma fino al 16 luglio e pone in risalto i lavori di una serie di artisti che, in rimando all’inferno, al purgatorio e al paradiso, hanno voluto rivisitare il poema dantesco. Alcuni nomi? Iniziamo con Ernesto Tatafiore, che propone un’opera ispirata al girone dei traditori della patria attraverso la raffigurazione di differenti personaggi storici. Ad affiancare l’artista di Marigliano (Napoli) ci sono il salernitano Corrado La Mattina, con il lavoro “Dall’Acheronte a Lampedusa”, scheletro di una barca che si riflette in uno specchio dalla sagoma di teschio ma anche una serie di esponenti internazionali come la serba Marta Jovanovic (“Shoot me”), il tedesco Hans Hermann Koopmann e l’asiatico H.H. Lim, solo per citare alcuni nomi.

E la location cittadina? Definita da Benedetto Croce «un paradiso abitato da diavoli», Napoli è in costante tensione tra virtù e peccato, rivoluzione e immobilità. Una moderna selva scura nella quale addentrarsi «nel mezzo del cammin di nostra vita».

Info: www.palazzoartinapoli.net