Illuminazioni, la mostra di Venezia

Diecimila metri quadrati di spazi espositivi. Il cuore e i polmoni all’arsenale e ai giardini, il resto in giro per la città di Venezia. Ottantanove paesi provenienti da tutto il mondo, 83 gli artisti presenti. Sono questi alcuni dei numeri della Biennale d’arte 2011 presieduta da Paolo Baratta e diretta da Bice Curiger. A lei il compito di allestire la mostra cardine di quest’edizione al padiglione Centrale. Illuminazioni, il titolo dell’esposizione scelto dalla curatrice svizzera, richiede una doppia interpretazione. La prima è legata all’illuminazione, un tema classico e strutturalmente legato alla città di Venezia. Non a caso il padiglione Centrale si apre con tre capolavori di Tintoretto, considerato da tutti il pittore della luce. L’altro tema è quello delle nazioni, intrinsecamente inserito nel titolo. La Curiger, nel momento in cui ha dovuto scegliere l’argomento per questa Biennale, ha posto agli artisti della sua mostra cinque domande sui temi dell’identità e dell’appartenenza. La comunità artistica è una nazione? Quante nazioni ci sono dentro di lei? Dove ci si sente a casa? Che lingua parlerà il futuro? Se l’arte fosse uno stato, cosa direbbe la sua costituzione? Ebbene, a queste domande ogni artista ha dato la sua personale risposta, cercando inoltre di dare la propria interpretazione al tema della luce e dell’illuminazione, non solo materiale ma volutamente figurata, con il fine ultimo di sottolineare la caratteristica che l’arte possiede e cioè quella di essere un’esperienza unica e illuminante. Ma la Biennale di Venezia è molto altro ancora. Per il presidente Paolo Baratta l’evento è come un grande pellegrinaggio nel quale ogni due anni le opere degli artisti s’incontrano in una visione globale e parlano del loro e del nostro futuro. A fargli eco la Curiger, che sottolinea l’importanza di una manifestazione del genere legata all’arte contemporanea che può ravvivare l’orizzonte con lungimiranza e complessità. E benché il nostro neo ministro alla Cultura al suo arrivo a Venezia abbia visitato per primo il padiglione degli Stati Uniti, piuttosto che quello italiano, Giancarlo Galan ha tenuto a precisare come le polemiche con Vittorio Sgarbi, rimbalzate per mesi sui giornali, non sono altro se non un "di più", legato alla mancata nomina del critico ferrarese a sovrintendente ai Beni culturali e non alle sue scelte per l’allestimento del padiglione Italia. Info: www.labiennale.org.


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di Camilla Mozzetti