Gli stereotipi di Jim Dine

Lontano dall’estetica impersonale dell’oggetto di consumo che la "pop art" americana dipingeva negli anni ’60 con estrema ironia, come fosse un “marchio ad arte”, il contemporaneo Jim Dine comincia con gli "happening" per sfociare in un figurativo soggettivo, che si apre ad acrilici raggiungendo il disegno. Il marchio perde la sua etichetta commerciale e diventa uno stereotipo familiare e intimo in cui cuori, uccelli, donne e indumenti prendono il posto di etichette popolari intrise di consumo e mercato.

La galleria Agnellini Arte Moderna di Brescia prosegue proprio con lui il suo programma per le grandi mostre, che fino al 24 settembre ospita una ricca retrospettiva a cura di Dominique Stella. Venticinque le opere in mostra, tra sculture e dipinti, a rappresentare l’espressività poliedrica di un artista che si è sempre discostato dall’espressionismo popolare di massa, per intraprendere un percorso personale quanto simbolico. «L’idea di un pezzo di legno che parla e che diventa un ragazzo in carne e ossa è una metafora dell’arte, è l’estrema trasformazione alchemica», afferma lo stesso Dine nel ricordare la figura del Pinocchio a cui la sua arte è molto affezionata. L’aspetto popolare a cui si avvicina e che conserva sembra essere circoscritto alle dimostranze della natura e della purezza familiare, l’uomo e la donna, il maschio e la venere, visti come simbolo di fertilità e sicurezza. La contaminazione con il mondo economico, il mondo del progresso, stracolmo di vizi per cui la cultura popolare figurativa americana ironizzava in serie serigrafiche la sua mondanità, è del tutto lontana dalle opere di Dine, che sembra dedicarsi a un’espressività esistenziale in cui però mantiene viva la potenza cromatica eccentrica di quegli anni.

Per questo motivo la sua pratica rimane ed è rimasta fortemente ancorata alla storia figurativa statunitense: con un percorso proprio Jim Dine ha raccontato la società boicottando il punto di vista oggettivo delle mode e intraprendendo la ricerca di sé nell’oggettività. In un testo estratto dal catalogo in mostra Dominique Stella afferma: “Jim Dine appartiene a una generazione di artisti americani che negli anni ’60 acquisì una notorietà senza precedenti. Essi conquistarono il mondo dell’arte internazionale con una sicurezza sbalorditiva e una gran disinvoltura, segnando la storia con la forza dell’analisi della società nella quale vivevano. In questa atmosfera, Jim Dine segue una traiettoria particolare che coltiva in un sentimento di appartenenza a una particolare tradizione. […] Le immagini di Dine hanno ognuna la propria storia, sono legate alla sua esperienza e al suo sentire. Egli persegue un’opera intensamente sincera, soggettiva, che oltrepassa le categorie nazionali e universali, ai margini di ogni movimento artistico”.

Fino al 24 settembre
Jim Dine
Galleria Agnellini arte moderna
via Soldini 6a, Brescia
Info: 0302944181; www.agnelliniartemoderna.com