Il filo di Arianna

Realizzata dallo studio Copernico di Milano a cura di Nicoletta Giordani, Giovanna Paolozzi Strozzi, Lucia Peruzzi, la mostra Reperti ultimi di Paolo Delle Monache propone un dialogo tra le collezioni permanenti di scultura del Museo lapidario di Modena e i dipinti della Galleria estense con i bronzi policromi di Paolo Delle Monache.

«La memoria è il filo di Arianna che seguo in questo mio affastellare», dice l’artista descrivendo la sua opera. Una memoria che ha origine dagli Etruschi e che attraversa l’arte del Rinascimento fino al Novecento: Andrea Palladio, Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, come rivelano le architetture che circondano i volti modellati dall’autore: i suoi extra-luoghi. «Il dialogo tra i monumenti della storia antica della città, intesi nel significato etimologico di ricordo e di testimonianza, con le espressioni dell’arte di oggi, in questo caso le belle sculture di Paolo Delle Monache – afferma il soprintendente Stefano Casciu – non può che cogliere e sottolineare i valori di universalità e di atemporalità dell’espressione artistica, e proporre un’idea di continuità nella storia e nella cultura che si incarna nell’arte figurativa, che credo rappresenti la nostra identità più profonda, e un’istituzione viva, come vuole essere il Museo lapidario, parte integrante della Galleria Estense, accanto alla sua missione principale, che è la conservazione e la presentazione al pubblico delle sue collezioni storiche, deve saper affrontare con entusiasmo questa proposta di confronto, offrendo così spunti di riflessione ai visitatori e favorendo anche la piena valorizzazione del patrimonio antico che custodisce».

Il titolo, Reperti ultimi, suggerisce proprio il legame dell’opera dell’artista con l’arte antica. Molte opere esposte hanno come protagonista il volto umano, come Oblio (2001), Il cherubino e la foresta (2004), Extra-luogo (2008). Sono volti sognanti o assorti, circondati da mani o da rappresentazioni di spazi “traforati” dai quali emerge uno sguardo riflessivo. Altri lavori sono composizioni di frammenti (una mano su una mano, una casa su una casa, un volto su un volto) che traggono ispirazione dall’arte classica e che nella rappresentazione scultorea sembrano “crescere” uno sopra l’altro, come in una pianta: il frammento diventa un metodo, quindi, un modulo con cui dare vita alle forme e poterle far diventare qualcosa d’altro. Delle Monache realizza le sue sculture in bronzo poiché è un materiale in grado di “auto sostenersi” e di reggere gli azzardi d’equilibrio che sedimenta. Negli ultimi lavori, come Serendipity (2010) o Archeologia di un istante (2010), una piccola figura umana è inserita all’interno di un paesaggio urbano che la circonda, in forma di colonna o di semisfera. Quelle forme sono una secrezione di ricordi immessi in un processo simile a quello calcare di alcuni insetti e molluschi che nel tempo accrescono il loro guscio. Sono l’origine e l’identità che i piccoli ospiti umani stratificano intorno a sé trasformandole nella testimonianza del proprio vissuto.

Fino a 20 giugno
Museo lapidario Estense, Galleria Estense
Palazzo dei Musei, piazza Sant’Agostino 337, Modena