Pizzi Cannella, viaggi senza tempo

S’intitola Chinatown, invito al viaggio la personale di Piero Pizzi Cannella in scena alla fondazione Mudima di Milano. L’esposizione si concentra sull’ultima serie di opere dell’artista romano. Si tratta di sessantadue carte, ciascuna da 130 x 90 centimetri e dallo sviluppo verticale, che prendono di petto il tema del rapporto – ancora in parte misterioso e dai frutti enigmatici – fra la cultura occidentale e quella orientale.

Pizzi Cannella, storico esponente della scuola capitolina di San Lorenzo, si mette sulle tracce di una pista sotterranea che attraversa la storia delle culture e che va oltre gli stili, le categorie formali, le distinzioni creative ma punta a individuare un comune sentire artistico. La sfida è di quelle complesse: scovare una memoria simbolica condivisa che sappia riecheggiare l’eredità e i semi di entrambe le civiltà. Così lontane, eppure così vicine. Divise da una membrana di pregiudizi e luoghi comuni. Il lavoro di Pizzi Cannella “documenta da oltre trent’anni un personalissimo percorso creativo – scrive Cesare Biasini Selvaggi – espresso attraverso un linguaggio raffinato ed enigmatico di segni criptici, di tracce simboliche ricorrenti dal significato quasi esoterico, dove si condensano metaforicamente la vita e l’essenza di un passato dimenticato, le nostalgie, i sogni e le memorie collettive di un presente contingente. Tracce di umanità vissuta, indizi che per aspetto, per eleganza formale e per rimandi simbolici, appaiono come la codificazione occidentalizzata degli affascinanti ideogrammi orientali”. Insomma: una rimediazione culturale in piena regola.

Gli spazi artistici di Pizzi Cannella sono aperti e dilatati, raccontano un tempo poetico e privo di riferimenti. Che è poi quello delle tradizioni culturali nel quale paesaggi, figure e oggetti si mischiano quasi sospesi, al di là della logica. Paesaggi interiori, che evocano mondi lontani grazie all’innesco di un meccanismo inconscio, più che per un riferimento geografico. Le carte dell’artista, nato nel 1955 a Rocca di Papa, vicino Roma, parlano in sostanza dell’Altrove, quello con la a maiuscola. La china si muove su un piano di lavoro che sembra illimitato e nel quale s’incontrano e scontrano simboli, richiami, ideogrammi, schizzi, lanterne, cupole, forme ancestrali, "link" e collegamenti fra passato e futuro. Quasi una concezione junghiana dell’arte, dove quel che ogni essere umano serba al suo interno prorompe al di là della conoscenza, come in un’eco sentimentale e abbozzato delle proprie radici.

La mostra, che approda a Milano dopo la tappa fiorentina alle Pagliere del complesso di palazzo Pitti ed è organizzata dalla galleria Alessandro Bagnai in collaborazione con l’Archivio Pizzi Cannella, sarà allestita anche al Musée d’art moderne de Saint-Etienne in Francia, dal 15 settembre al 20 novembre. Il libro/catalogo, edito dalla Fondazione Mudima, raccoglie le tre mostre di Firenze, Milano, Saint-Etienne e si avvale dei contributi critici originali di Lorand Hegyi, Cesare Biasini Selvaggi, Gianluca Ranzi, Valentina Casacchia.

Fino al 12 giugno
Fondazione Mudima
via Tadino 26, Milano
Info: 0229409633; www.mudima.net