Spaghetti e ''beachballs''

Brian Belott, Brendan Cass, James Benjamin Franklin e Taylor McKimens. Sono gli allievi e “pupilli” del maestro statunitense, e loro connazionale, Donald Baechler, protagonisti della mostra “Spaghetti and beachballs” in cartellone fino al 10 giugno nella cornice di palazzo Wolkenstein a Trento.

Promossa dallo studio d’arte Raffaelli, la collettiva presenta i lavori di quattro artisti «che si sono avvicinati allo studio di Beachler già dotati di molteplici qualità e talenti personali», scrive Max Fierst nel testo critico inserito in catalogo, aggiungendo che «sono stati tutti attratti da Donald per una particolare sensibilità condivisa». Dunque vediamo, uno per uno, gli artisti in rassegna.

Nato nel New Jersey trentotto anni fa, Brian Belott si muove agilmente tra libri d’arte, collage e fotografie, e i suoi lavori hanno ottenuto consensi ovunque, dall’Europa (Francia, Inghilterra, Svezia) al Canada. Anagraficamente di un anno più piccolo, Brendan Cass – New Jersey – è un artista di paesaggi primitivi nelle cui opere il soggetto rappresenta esclusivamente l’incipit per l’atto pittorico compulsivo in bilico tra ordine e caos. Ha esposto negli Stati Uniti e in Canada ma anche nel vecchio continente, dalla Spagna alla Francia alla Svezia. Quindi introduciamo il newyorkese James Benjamin Franklin, i cui lavori, di dimensioni piuttosto ridotte e dalla superficie lucida, si concentrano sulle comuni interazioni umane. Le sue esposizioni hanno toccato città come Los Angeles, Copenaghen e Parigi. Ed ecco i lavori di forte impatto tragicomico del californiano Taylor McKimens, classe ’76, dai quali emerge una forte influenza del mondo del fumetto (Amsterdam, Tokyo e New York sono alcune delle metropoli internazionali che lo hanno visto protagonista).

Quindi la parola torna a Max Fierst, pronto a specificare che «lo studio di Baechler è più di un semplice laboratorio artistico. È una calamita che attrae talenti e l’incubatrice che li aiuta a crescere. Non è certo un caso che questi quattro artisti ammirassero Baechler prima ancora di conoscerlo».

Info: www.studioraffaelli.com