Cragg, il moto della forma

«Fin dal lontano Turner prize del 1988, Tony Cragg ha dato inizio a una silenziosa rivoluzione nella scultura contemporanea che consiste in un profondo ripensamento del concetto di classicità, esaltandone la storicità e la continuità con la storia dell’arte, attualizzandone e liberandone gli esiti espressivi». Con queste parole Valerio Dehò – autore insieme a Silvio Fuso e John Wood del testo in catalogo (edito dalla Marsilio) della mostra “In 4d. Dal fluire alla stabilità” – introduce l’artista di Liverpool, ritenuto uno dei più importanti rappresentanti della scultura contemporanea.

Classe 1949, definitosi nell’ambiente del minimalismo e del concettuale, Cragg è al centro di una personale allestita a Merano arte fino al 29 maggio, nell’ambito del decennale della fondazione. In esposizione, per la cura di Dehò, ben quaranta opere fra disegni e sculture dai materiali più disparati (vetro, bronzo, plastica, acciaio e legno) non statici, perfetta sintesi dei trent’anni di produzione “in movimento” firmata da Cragg.

Ricettore dell’idea scultorea «quale mediazione con gli spazi naturali e architettonici, come sintesi di spazio e creatività, luogo geometrico di incontro tra autosufficienza dell’opera e proiezione nell’ambiente – prosegue Dehò – l’artista dà origine a forme uniche e visionarie attraverso una versatilità non comune. In Cragg, infatti, emerge un’idea scultorea che cinge tradizione classica e linguaggio contemporaneo, puntando costantemente, come lui stesso ammette, «alla creazione di oggetti e di immagini che non esistono nel mondo naturale o funzionale ma che possono riflettere e trasmettere informazioni e sensazioni sul mondo e sulla sua stessa esistenza».

Info: www.kunstmeranoarte.org