Papeschi, al di là del bene e del male

Cosa succederebbe se dei personaggi intramontabili dell’immaginario infantile comune divenissero improvvisamente i protagonisti non più del loro mondo fantastico, ma di quello reale? Max Papeschi, eclettico artista digitale milanese, con le sue opere pregne di sarcasmo e critica sociale indaga la crudeltà del nostro presente attraverso un linguaggio nuovo, pubblicitario, che oscilla tra il divertimento e lo scandalo, tra la leggerezza e riflessione. Fino al 24 marzo saranno in mostra i suoi lavori alla Mondo Bizzarro gallery di Roma nella personale “Life less ordinary” in un percorso che passa per le copertine della celebre rivista statunitense, ripercorrendo i più grandi eventi della storia recente, sapientemente rivisitati nel suo stile inconfondibile.

Nel sua percorso professionale, prima di approdare alla "digital art" ha lavorato nel mondo del teatro, del cinema e televisivo. Come è arrivato all’arte e quanto è stato influenzato dalle sue esperienze precedenti?
«Il mio approdo al mondo dell’arte in senso stretto è accaduto recentemente per una serie di coincidenze: avevo creato nel 2008 una pagina su Myspace che doveva servire a promuovere uno spettacolo teatrale che stavo scrivendo. Per dare forza alla pagina promozionale avevo realizzato con Photoshop delle immagini che rappresentassero il senso dello spettacolo che stavo scrivendo e una gallerista di Milano mi contattò e mi chiese di esporre nella sua galleria. Accettai e da lì è cominciata questa nuova avventura.
Le mie esperienze precedenti contano moltissimo, anzi non vedo uno strappo netto tra la mia presente attività e quella passata. Alla faccia delle teoria di Mc Luhan, credo di aver cambiato il medium ma non il messaggio in tutti questi anni di lavoro. In definitiva ho sempre cercato di comunicare la mia personale visione delle cose e questa continua a essere la mia attuale occupazione».

Ciò che incuriosisce, nel suo lavoro artistico, è l’idea creativa. Come nasce e come viene realizzata una sua opera?
«Per quanto mi riguarda la fase di documentazione è una parte importantissima del mio tempo. Mi riferisco un po’ a tutto, dal leggere libri e giornali al guardare film e documentari. La realizzazione dell’opera in senso stretto è solo una fase successiva del mio lavoro».

Il suo stile è decisamente riconoscibile: personaggi dell’immaginario infantile come quelli proposti dalla Walt Disney (ma non solo), associati a scene drammatiche di distruzione, guerra, politica, sesso, globalizzazione e consumismo. Cosa vuole esprimere con le sue opere? Cosa deve sentire chi approccia i tuoi lavori? Divertimento o sgomento? Svago o riflessione?
“Molte delle mie opere si possono descrivere come delle vere e proprie campagne pubblicitarie, provenienti da una realtà parallela tutto sommato possibile, se non probabile. Sono pensate come delle insegne propagandistiche alle quali mancano solo claim, "body copy" e "pay off" per essere complete. Quello che vendono e promuovono sono i valori su cui si fonda la nostra società al netto di ipocrisie e menzogne».

Papeschi, lei non è un artista propriamente erotico ma alcuni lavori mettono in evidenza una sessualità che ammicca, come in tutta la sua opera, all’ironia e all’irriverenza, come ad esempio attraverso alcune associazioni con la religione. Che rapporto ha questa tematica con il suo lavoro e quanto è possibile, secondo lei, mettere in relazione l’arte con l’erotismo?
“Nel mio lavoro uso l’immaginario sessuale nello stesso modo in cui viene usato dalla pubblicità tradizionale, ossia un mezzo per vendere un prodotto diverso dal sesso stesso. La promessa erotica diventa un facile veicolo per raggiungere uno scopo molto preciso, quello della vendita. Che si tratti poi di un prodotto specifico, di una fede politica o di un credo religioso fa pochissima differenza».
L’arte, secondo lei, è sinonimo di provocazione?
“Non ragiono mai in termini di “provocazione” quando creo i miei lavori. Cerco semplicemente di raccontare le cose per come le vedo, tutto qui».

Ci sono degli artisti che ammira o delle correnti a cui si sente artisticamente vicino?

«Tenuto conto del mio "background" nel mondo dello spettacolo, penso di essere stato influenzato solo parzialmente sia dagli artisti del passato che da quelli contemporanei. Quando penso ai “grandi maestri” mi vengono in mente Kubrik, Petri e Tarantino più che Giotto, Ricasso e Koons. Molti mi accostano alla corrente del "neo pop", io però vedo molti artisti in questa categoria che si limitano a dipingere, scolpire o rappresentare in altri modi le cosiddette icone pop senza aggiungere nulla, senza esprimere messaggi, in un vuoto pneumatico che trovo imbarazzante. Se questo genere di artisti sono considerati “neo pop” preferirei decisamente non farne parte».

Quali sono i suoi progetti futuri?
«Oltre alla personale che c’è attualmente alla Mondo Bizzarro gallery, quest’anno dovrebbero esserci altre mie personali a Genova, Monza, Berlino, Poznan, Lugano, Basilea, Catania e in altre città in via di definizione. Contemporaneamente parteciperò ad alcune collettive in giro per il mondo, da New York a New Delhi. Inoltre, sempre nel 2011 ma da novembre, presenterò una nuova serie di lavori totalmente inediti e molto diversi dalle cose che si sono viste finora, ma è presto per parlarne».

L’ARTISTA IN MOSTRA
Un milanese a Roma. “Life less ordinary” a Mondo Bizzarro

Max Papeschi nasce il 14 giugno 1970 a Milano. Il suo è un percorso anomalo, fatto più di spettacolo che di arte figurativa. Dopo aver lavorato tra cinema, teatro e televisione, nel 2008 espone nella sua città natale e da lì, in poco tempo, raggiunge le gallerie di mezzo mondo. Il suo pop irriverente tradisce le esperienze passate. L’arte di Papeschi, infatti, è semplice ma estremamente efficace, e spicca per la sua ironia e sagacia. Le sue idee, trasformate in immagini colorate, divertenti, ma anche stranianti e ossimoriche, mirano polemicamente al mondo  globalizzato e consumista, messo alla berlina con un sarcasmo a tinte forti. La prossima personale, “Life less ordinary” – contaminazione tra gli eventi narrati dalla celebre rivista e le icone pop – è in corso alla galleria Mondo Bizzarro di Roma, fino al 23 marzo. Via Reggio Emilia 32 c/d, tel. e fax 0644247451; www.mondobizzarrogallery; www.maxpapeschi.com.