Le visioni di Bosch

A palazzo Grimani s’intravede l’aldilà, si riflette come eremiti, si sta al cospetto di santi, osservando le opere di Hieronymus Bosch, artista esoterico, visionario. Forse, chissà, illuminato. Un’esibizione che porta alla luce tre capolavori dell’artista fiammingo: Le visioni dell’Aldilà (1500- 1503), Il trittico di santa Liberata (1505), Il trittico degli eremiti (1510). Queste tre opere appartenevano al cardinale Domenico Grimani e alla sua morte vennero portate a palazzo Ducale; le ultime due tra quelle nominate, prima di giungere a palazzo Ducale trascorsero un breve periodo a Vienna. Dapprima furono visibili nelle collezioni imperiali, tra il 1838 e il 1893, e in seguito passarono nelle sale del Kunsthhistorisches museum, fino al 1919. L’artista discende da una famiglia di pittori e si contraddistingue per il suo linguaggio pittorico legato alla spiritualità, regno dell’etica, della morale e della religiosità del tempo. Colmo d’inquietudine e di fantasia Bosch s’ispira ai Bestiari medievali e alle rappresentazioni infernali legate ai peccati dell’uomo. Analizzando tela per tela si nota che La visione dell’aldilà è costituita da quattro tavole lignee, dipinte a olio, forse parte di un trittico del quale andò perso il pannello centrale. Sono rappresentate le immagini del paradiso terrestre, l’ascesa verso l’Empireo, la caduta dei dannati e l’inferno.

Nel paradiso terreste il colore più evidente è il verde del paesaggio naturale, che comprende i 4-5 dell’intera rappresentazione. Si notano altresì i corpi rosati delle anime dei beati e il colore rosso dell’abito di un angelo, accostato maggiormente all’osservatore. La fontana disegnata in alto, nell’angolo sinistro della composizione, mantiene il ruolo chiave nell’interpretazione del quadro: è proprio da essa che la grazia divina si manifesta, come acqua purificante. Nell’ascesa all’empireo, invece i colori predominanti sono il nero e il bianco. Anche in questa parte dell’opera, un punto in particolare è il centro dal quale diparte l’energia propria del quadro: una fila concentrica di cerchi bianchi tendenti al celeste verso il termine. L’estrema leggerezza delle anime angeliche che in volo, disperse nel fondo oscuro, cercano l’essenza della vita in quel chiarore sovrano, è il mezzo che userà anche il visitatore per trascendere la realtà.  Il trittico di santa Liberata si compone invece di tre dipinti su tavola: Sant’Antonio, Martirio di santa Liberata, I viandanti e il porto. Infine Il trittico degli eremiti è costituito di tre dipinti su tavola raffiguranti San Gerolamo, San Egidio e Sant’Antonio. In mostra anche La bellissima nuda di Giorgione e l’esposizione di Brevario Grimani.

Fino al 20 marzo
palazzo Grimani, ramo Grimani, Castello, Venezia.
Info: 0415210577; www.palazzogrimani.org