Nam June Paik, omaggio al precursore

Nam June Paik è protagonista, oltre che di un omaggio alla Tate di Liverpool fino al 13 marzo, della mostra che ha inaugurato il 28 gennaio a Roma, all’interno di “Fluxus biennal” curato da Achille Bonito Oliva. Paik è il padre della videoarte esponente di Fluxus, movimento che si proponeva di cancellare la distanza fra artista e fruitore dando importanza non all’oggetto in sé, ma alle situazioni, alle “performance”, agli “happening”. Come ha scritto il critico Henry Martin nel catalogo della mostra: «Paik non aveva problemi a essere considerato un artista distruttivo, e tutto Fluxus viene spesso analizzato in negativo. La critica contemporanea è decisamente innamorata dell’idea che l’arte debba sempre liberarsi da qualcosa. Trasgressione è uno dei nostri termini preferiti, proprio come lo scandalo era motivo di soddisfazione presso i circoli d’avanguardia dell’inizio del Ventesimo secolo. Non c’è dubbio che il mondo sofferente e sclerotico in cui viviamo ha bisogno di massicce dosi di entrambi». Nato a Seul nel 1932, Paik studia alla Tokyo university Storia dell’arte e della musica. Si trasferisce in Germania dove conosce George Maciunas, John Cage e Joseph Beuys, fra i fondatori di Fluxus. Nel 1963 a Wuppertal ha luogo la sua prima mostra di videoarte: “Exposition of music – electronic television”.

Qui l’artista crea la performance “13 tv: 13 distorted tv sets” in cui è presente un’installazione composta da 13 televisori che proiettano immagini distorte, insieme a vari oggetti. Nasce così l’idea della videoinstallazione che coinvolge il pubblico. Si può definire la prima trasmissione gestita da un artista ed è considerato da molti il primo lavoro di videoarte il suo “Cafè Gogò, 152, Baker street, October 4 and 11”, del 1965 realizzato con la prima telecamera portatile della Sony, la Portapack. In quest’opera Paik riprende il giorno della visita di Paolo VI a New York e lo presenta quasi in diretta in un locale del Greenwich, il Café Gogò. Il 1984 Paik trasmette in collegamento satellitare Buongiorno Mr Orwell unendo New York e Parigi, mentre il 1986 è l’anno di Ciao ciao Mr. Kipling con un collegamento fra Seoul, Tokyo e New York il cui significato era la ricerca di annullamento di distanza fra Oriente e Occidente, due culture che si fondevano nella sua personalità. L’ultima esposizione dell’artista è stata “Moving time: tribute to Nam June Paik, presenting 30 international video artists” a New York nel 2006, lo stesso anno in cui muore a Miami. Le due opere principali esposte a Roma sono le videoinstallazioni “Homage to Pythagoras” e “Cage in Cage”, la prima un tributo a uno dei padri della razionalità occidentale, la seconda un omaggio all’amico John Cage.

Fino al 13 marzo
Auditorium, viale Pietro De Coubertin 34, Roma
Info: www.auditorium.com.

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