L'oscurità di Ragalzi

Corpi, neri. L’inquietudine s’addensa, coltre oscura e indecifrabile, sulle sculture di Sergio Ragalzi: dal nove dicembre scorso, la galleria Delloro di Roma ce le presenta nell’ambito d’una mostra interamente dedicata all’artista torinese. Corpi, soprattutto, scarni, essenziali, flebili, simbolici. L’espressione esistenzialista degli anni d’esordio di Ragalzi emerge a marcare e dipingere di mortalità le figure umane, mai come stavolta ridotte alla forma archetipica. Cinque sculture di ferro che formano l’anima di questo Nerocorpo, seconda personale dedicatagli dalla galleria capitolina. Sempre più oscurità, sempre meno umanità: l’artista giunge a far scomparire i suoi corpi, mostrandocene soltanto le ombre. La loro presenza, nel buio, s’avverte ugualmente.

Ragalzi vive e lavora ancora nella sua Torino. Il suo esordio nel mondo dell’arte risale al 1984, con la mostra Extemporanea alla riapertura della storica galleria romana L’Attico. Lo scorso anno è stato presentato all’Auditorium Parco della musica – in seguito a Torino, a Berlino e al Macro di Roma – il progetto Genetica 2093: enormi forme embionali dalle fattezze aliene, gigantesche icone gonfiabili in pvc. Altre opere di Ragalzi sono al Macro – il Museo d’arte contemporanea di Roma – alla Galleria d’arte moderna di Torino, al Museo d’arte moderna di Bologna, al Pac di Milano, alla Galleria d’arte moderna di Verona, e nella Collezione della Camera dei Deputati di Roma.

Fino al 25 febbraio
Galleria Delloro
via del Consolato, 10, Roma