Luoghi e piaceri

Un’artista che ha iniziato la sua carriera come ceramista, realizzando oggetti d’uso quotidiano, per poi intraprendere una strada dove la ceramica rappresenta il “pretesto” per ottenere opere ben più articolate e ambiziose. Il riferimento è a Betty Woodman, a cui l’"American academy in Rome", in collaborazione con la galleria Alessandro Bagnai di Firenze, dedica la mostra “Roman Fresco/Pleasures and places”, selezione tra le più recenti opere in ceramica e su tela.

Visitabile fino al 10 dicembre, l’esposizione «intende celebrare sia l’ottantesimo compleanno dell’artista sia il suo lungo rapporto con l’Italia, iniziato con un viaggio nel 1951», afferma Roberto Caracciolo, curatore della personale insieme a Emanuela Nobile Mino. Quindi nel 1960 e nel 1965 la Woodman torna nel nostro paese (dal 1969 risiede per parte dell’anno ad Antella, vicino Firenze, dove ha il suo studio), arricchendosi di una cultura divenuta parte fondamentale del suo essere. «Stiamo parlando di un’artista con una forte concezione alla base del proprio fare. Ogni elemento all’interno di una sua opera è legato e sottoposto al sentire e all’espressione di un dato momento», prosegue il curatore. Negli ultimi decenni, poi, il lavoro della Woodman si è concentrato sulla relazione tra superfici piane e forme bidimensionali, ricorrendo sia alla tela su muro sia alla ceramica («ed è proprio il contrasto tra la bidimensionalità della tela e la tridimensionalità delle sculture in ceramica uno dei motivi che rendono così viva la sua arte», spiega ancora Caracciolo).

Per la mostra all’American academy, l’artista ha realizzato una nuova opera – “Roman Fresco/Pleasures and places”, appunto – dalle proporzioni monumentali, vero e proprio approfondimento poetico sulla capitale. L’opera si divide in più piani, in verticale e in orizzontale, con tre tele che scendono dal soffitto per poi allungarsi sul pavimento. In sovrapposizione le mensole in legno che sostengono dei “vasi” di ceramica invetriata multicolore, mentre altre forme in terracotta, supportate da piccoli chiodi, si articolano con maggiore libertà sulla superficie, rappresentando così l’imprevedibilità. «A completare la mostra ci sono delle sculture in ceramica, su basi in legno disegnate e dipinte dall’artista, e due panchine in bronzo patinato, a testimoniare l’interesse di Betty Woodman per la quotidianità», conclude Caracciolo.

Info: www.aarome.org