Contro il materialismo

Anna Ma è una giovane e promettente artista di origine calabrese che nelle sue opere esprime un mondo, il nostro, minacciato dal materialismo. Venerdì 24 settembre si è aperta la sua prima personale all’associazione culturale Una strada per l’arte. Emozionata ma decisa, Anna Ma ha avuto l’onore di essere presentata dal grande critico d’arte Alfredo Barbagallo, che ne tesse così le lodi: «La fantasia è una dote che un artista dovrebbe avere per natura, altrimenti si producono opere di artigianato, di classe, ma sempre artigianato. Anna Ma è un’artista che possiede fantasia e che scatena in lei un’ottima intuizione culturale. Usa sovrastrutture materiche, cromatismo, allineamenti luminosi, con la fantasia che si estende persino nelle forme delle opere. Potremmo accostarla al surrealismo degli anni ’30».

Entusiasta anche il consigliere comunale di Reggio Calabria, l’avvocato Demetrio Naccari, delegato per i rapporti con la comunità calabrese a Roma, che ringrazia la città capitolina per le opportunità che offre e per avervi portato un po’ di Calabria tramite il talento di Anna Ma; sulla stessa linea di pensiero anche il presidente della commissione Cultura e consigliere del municipio Roma Montesacro, Giuseppe Sorrenti, che nelle opere dell’artista vede «una battaglia sociale, morale e politica. Riesce a parlare di un mondo instabile, della lotta contro il materialismo». Infine è intervenuto Luigi Sarpi della galleria Sarpiarte: «Anna Ma riesce a suscitare emozioni intense, è lei la prima fra tanti giovani artisti promettenti, che vogliamo aiutare a farsi largo nel mondo dell’arte. Questo progetto dell’Associazione, verrà presto affiancato da un giornale, curato dall’avvocato Alessandra Girardi. In forte in bocca al lupo a questa promettente artista».

Fra giochi di specchi, marionette, elogi ai lavori dei contadini, omaggi a Bonaparte, Ettore Fieramosca e tributi all’Africa, Anna Ma racconta le sue opere: «La mia è una critica sociale. Stiamo arrivando al limite e non solo a livello morale, dove si ricercano solo denaro e potere, ma anche negli elementi tangibili che ci circondano: il verde sparisce e subentra il cemento». Particolari sono i materiali con cui l’artista esprime i suoi ideali: «Utilizzo lo specchio, la pietra e la corda – prosegue – il primo rappresenta l’anima del dipinto e al contempo quella dello spettatore che vi si specchia, diventando parte integrante dell’opera; la pietra è il materialismo e la corda, il tramite con cui si uniscono corpo e anima».

Fra tutte le opere spicca la vera rappresentazione del Materialismo: un manichino dipinto per metà di bianco e metà di nero, che personifica un contadino. Seduto vicino a una paglia di fieno, ha sulla spalla un forcone e nella mano tiene una maschera nera: «Si tratta di un contadino che sta per essere assalito dal materialismo. Stanco, si riposa, ma è tentato di cedere». Ma l’opera che più ama, conclude l’artista, è un’altra: «La cantina del teatro. Vi sono giocatori che si sfidano per sconfiggere il materialismo; sotto di loro si trovano dei borghesi che mangiano voracemente degli spaghetti».

Fino al 31 ottobre
Il materialismo simbolico
Associazione culturale Una strada per l’arte
piazza Sempione, Roma
Info: 0686895390