La famiglia Cattelan

Si è inaugurata il 24 settembre la mostra a palazzo Reale e in piazza Affari di Maurizio Cattelan (Padova, 1960), presentata nella sala Napoleonica dell’accademia di Brera, proprio nel ventre minerviano milanese, dall’assessore alla Cultura Massimilano Finazzer Flory e dal curatore Francesco Bonami. Un evento che ha visto la partecipazione di tanta gente: da critici d’arte a direttori di spazi espositivi, da persone qualunque a gente semplice, con la presenza perfino di qualche punk. Infatti, con l’esposizione nel 2004 dei tre bimbi impiccati in piazza 24 maggio sempre a Milano, l’artista ha incuriosito davvero chiunque.

Mentre l’assessore ha approfondito il discorso sul valore dell’arte contemporanea in una città come quella lombarda, Bonami ha introdotto la figura dell’artista mettendo a fuoco il ruolo delle opere scelte per l’occasione. Sintetizzando il discorso di Finazzer Flory si evince che «l’arte contemporanea è un’arte che mette in discussione il proprio tempo, offrendosi come uno specchio seppur incrinato del presente». La mostra di Cattelan è resa possibile perché oggi è abbastanza chiaro che l’arte contemporanea «contiene una pluralità di interpretazioni a vari livelli». L’assessore afferma inoltre: «Così come Cattelan usa la pubblicità per mettere in discussione il sistema d’arte contemporanea e noi stessi, una certa politica utilizza la propaganda per mettere in discussione i nostri valori».

Maurizio Cattelan, figlio di un’autista di camion e di una donna delle pulizie, nei primi anni Ottanta lavora come aiuto infermiere in un ospedale, a stretto contatto con i cadaveri dell’obitorio. Osservando le sue opere e considerando quest’ultimo particolare della sua vita si può certo comprendere il motivo per il quale molte delle sue opere hanno a che fare con la morte, come l’opera esposta in mostra che ha per titolo Donna crocifissa.

Quest’opera nasce quasi involontariamente; infatti Cattelan, ispirato dal lavoro di Francesca Woodman, realizzò una scultura modificando una celebre fotografia dell’artista che è poi la medesima stampata sui manifesti della recente mostra milanese a lei dedicata al palazzo della ragione. Ebbene, questa scultura venne posta in un museo di Praga, in cima a una scala, appesa a uno stipite di una porta, ma non rese l’idea e non raccolse molto successo. Cattelan nel rimuoverla la mise in una cassa e si rese conto di aver in quell’istante completato il lavoro che venne poi esposto, per la prima volta, in una chiesa tedesca. Il tema della crocifissione ha perseguitato Cattelan fin dalle scuole elementari, quando infilzò la mano di un suo compagno di classe. Questo gesto lo indusse a creare in età matura un’opera intitolata “Charlie don’t surf”, ovvero un bambino, seduto in aula, con le mani fissate al banco da due matite; in fondo, il tempo della scuola, vissuto inchiodati a un banco, è stato per Cattelan una crocifissione, anche se goffa.

La nona ora, altra opera in mostra, non è mai stata esposta nella sua versione originale. Inizialmente la  raffigurazione di papa Woityla a Basilea doveva essere verticale ma Cattelan, per rendere l’idea che aveva in mente, decise di segargli le gambe e di farlo crollare al suolo, sormontato da un meteorite. Una scultura che ci restituisce l’immagine reale di un’istituzione ecclesiastica stanca dopo le crisi che l’hanno colpita.

Drummer”, il bambino che suona un tamburino, è seduto davanti a una finestra interna del palazzo. Rappresenta un suo ritratto, anche se non gli assomiglia. È apparso la prima volta nel museo di Ludwig a Colonia, sul davanzale di una finestra esterna. Queste opere inizialmente dovevano convivere nella medesima stanza della sala delle Cariatidi per rappresentare la famiglia, il complesso familiare contemporaneo: il Papa diventa il papà, sommerso dalle preoccupazioni, dalla fatica quotidiana del lavoro, la donna crocifissa è la madre, che si sacrifica crocifiggendosi, poiché il figlio è troppo occupato a giocare, a divertirsi. E il tamburino suona, perso in un mondo di sogno. Successivamente solo due opere sono state poste nel medesimo spazio, La nona ora e "Drummer", forse anche per evidenziare gli scandali che hanno legato il mondo della chiesa alla pedofilia.

Che dire infine della scultura in piazza affari in marmo di Carrara, alta 11 metri, intitolata "Love"? Bonami ha ricordato che il titolo inizialmente doveva essere “Omnia munda mundis”, ovvero, come afferma San Paolo, per i puri tutto è puro. Ma secondo l’artista non avrebbe fornito l’accento giusto al significato dell’opera. È stato quindi tramutato in un termine che ricorda un po’ Spqr, qualcosa di antico. "Love", in italiano amore: in questo caso amore per la comunicazione, amore per l’arte anche se, simbolicamente, è un gesto sessule che dà piacere, oltre che un gesto irrispettoso di origine anglosassone.

Comunque, questa mano con dita mozzate munita di un dito medio alzato, è in una piazza per essere interpretata: c’è chi vede un saluto nazista al quale sono state amputate le dita e chi ci vede una scultura punk che si diverte a schernire l’economia.

Fino al 24 ottobre
palazzo Reale, piazza del Duomo.
Piazza Affari, Milano
Info: 0288450177; www.comune.milano.it/palazzoreale