Io ricordo Enrico Berlinguer

«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela, scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero». Queste alcune delle parole che vennero rilasciate in un’intervista a La Repubblica il 28 luglio 1981. A parlare era Enrico Berlinguer, storico segretario del Pci. Impressionante è rendersi conto di quanto e come quelle parole, pronunciate ben prima dello scoppio di Tangentopoli, siano oggi, capaci di descrivere il nostro sistema politico, lo stesso che sempre oggi, firma la condanna a morte dell’informazione con l’approvazione, da parte del Senato della cosiddetta “legge bavaglio” il decreto sulle intercettazioni che impone restrizioni durissime ai giornalisti.

Ora quelle parole, e tante altre ancora, testimonianze di intellettuali, politici, uomini di cultura, che ricordano il pensiero del segretario sardo, riempiono le pagine del più importante social network mondiale. Facebook ricorda il ventiseiesimo anniversario della scomparsa dello storico dirigente del Pci. La pagina realizzata per l’evento e attiva dallo scorso 7 giugno, propone una serie di contributi che, pur guardando al passato con una non trascurabile nostalgia, fanno rivivere un pezzo di storia italiana. Forse la più travagliata ma anche quella più "passionaria".

Ventisei anni fa Enrico Berlinguer moriva a Padova. Il segretario si trovava nella città veneta per la campagna elettorale delle politiche del 1984. «Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda» questo un passo del comizio del segretario pronunciato da Piazza della Frutta prima che venisse colpito da un ictus. Berlinguer andò avanti, terminò il suo intervento e una volta rientrato in albergo si addormentò ed entrò immediatamente in coma. Morì nell’ospedale Giustinianeo di Padava l’11 giugno 1984.

Quello che oggi molti ritengono un social network nocivo alle persone, dannoso per le intelligenze o ancora, un’arma usata contro il governo, specificare di chi sia quest’ultima osservazione appare superfluo, torna indietro con spirito, seppur celebrativo, fortemente nostalgico e dignitoso. Gli organizzato dell’evento Io ricordo Enrico Berlinguer hanno scelto di descrivere e ricordare il segretario del più grande partito di massa che il paese abbia mai conosciuto attraverso alcune frasi pronunciate da amici, artisti, intellettuali e avversari del leader sardo. Sulla bacheca alcune testimonianze come quella di Indro Montanelli che etichettava Berlinguer come «Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese». O ancora quella di Norberto Bobbio che spiega come la caratteristica fondamentale del segretario fosse stata «quella di non avere i tratti negativi che contraddistinguono tanta parte della classe politica italiana. Penso alla vanità, all’esibizionismo, all’arroganza, al desiderio di primeggiare che purtroppo fanno parte del ‘mestiere’, della professione del politico».
Unire le parole agli uomini questa era la missione che secondo Roberto Benigni venne affidata dal “cielo” a Berlinguer «Ora – prosegue l’attore che riuscì addirittura a prendere in braccio il segretario su un palco durante una festa de l’Unità – la sua voce è sparita e se è vero, come dice il poeta, che la vita si spegne in un falò di astri in amore, in questi giorni è bruciato il firmamento».

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