L'apocalisse di Manciocco

Il 19 gennaio è stato presentato al Macro di Roma il catalogo della mostra "Miracle" di Luigi Manciocco svoltasi al museo civico della chiesa di Sant’Antonio a Cascia. Tre bidoni rappresentanti contenitori di scorie radioattive, all’interno dei quali era situato un video e rose di paraffina, sono stati il corpo centrale della mostra, ed erano affiancati da altre opere, il tutto si distingueva per l’uso del colore bianco.

Alla conferenza erano presenti Luca Beatrice, curatore della mostra nonché critico e storico dell’arte, Pierluigi Basso Fossali, semiologo, storico del cinema e della comunicazione audiovisiva e Stefania Severi, giornalista e storico dell’arte, oltre alla presenza dell’artista. La videoinstallazione di Manciocco prefigurava scenari apocalittici con le immagini di esplosioni atomiche, delle bombe al napalm, al fosforo, che come ha detto Beatrice nel suo intervento «sono immagini memori della strage dell’11 settembre a New York». Mentre le rose bianche erano fatte di paraffina e, ha commentato Pierluigi Basso, «la paraffina è un composto chimico che tendenzialmente non reagisce, sta quieto rispetto all’essere in atto delle esplosioni atomiche. Poi il guanto di paraffina serve per rivelare se c’è stata una esplosione da un’arma».

Inoltre «le rose sono il simbolo di Santa Rita da Cascia», ha ricordato Stefania Severi, che ha continuato: «Rappresentano una possibilità di riscatto». Manciocco è intervenuto infine per ricordare come la sua mostra è stata realizzata anche a partire dal luogo. Ad esempio al suo interno c’era un’opera dedicata a Ives Klein perché l’artista ha scoperto una lettera scritta da Klein per Santa Rita da Cascia. Coinvolgimento e risposta emotiva dello spettatore sono gli ingredienti che sono emersi dalla fruizione della mostra da poco tempo terminata.

Luigi Manciocco presenta il catalogo di "Miracle" al Macro di Roma

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