I segni di Strazza

Una passione dell’arte, quella di Guido Strazza classe 1922, nata come un’esigenza, un bisogno impellente, un richiamo che non poteva non essere ascoltato. E questo richiamo, quest’espressione artistica, ricercata nel tempo e realizzata attraverso la pittura e l’incisione, ha portato Strezza a divenire uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del ‘900.

Per questo, il Museo della grafica di Pisa Palazzo Lanfranchi ha deciso di celebrare, da 16 giugno fino alla metà del prossimo ottobre, il lavoro dell’artista con una mostra intitolata Guido Strazza. Opere 1958-2008, curata da Fabrizio D’Amico, Antonio Pinelli e Alessandro Tosi.

L’incontro con Filippo Tommaso Marinetti costituì il primo passo verso la professione di Strazza. Laureatosi giovanissimo in ingegneria, abbandonò non tardi la professione per dedicarsi all’arte, spinto da una curiosità permanente volta alla sperimentazione e allo studio del segno, con una pur presente attenzione, quasi riverente, nei confronti della tradizione, arrivando a creare opere sospese tra passato, presente e futuro. L’attenzione che rivolge al segno, inteso come non solo come mera espressione grafologica, trova la sua ragione nella concezione che l’artista ha della pittura e dell’incisione. «Il segno costituisce il moto primo dell’arte, il mattone di qualsiasi costruzione». L’incisione e la pittura, di cui la prima diviene per Strazza espressione della seconda, sono le forme di un linguaggio artistico che se pur differenziandosi per l’interesse continuo alla sperimentazione non può trascendere la tradizione; sperimentare significa per Strazza «avere il coraggio di rinnovarsi restando in parte legati ai movimenti artistici già esistenti».

Dopo aver esposto in molte città dell’America latina, Milano diventa per Strazza il primo centro “operativo” dove elabora, al tempo di Wols e di Michaux, lo studio del segno. Uno studio del tutto personale, ricercato come espressione di forma e al contempo carico di un’originalità tutta propria a metà tra l’esigenza di ricostruire una memoria comune e il bisogno di sviluppare nuove espressioni riconducibili al puro astrattismo, dove il gioco di luci e ombre sembrano, paradossalmente, riprendere tecniche turneriane.

Nascono, così, le Metamorfosi o gli Orizzonti olandesi o ancora il Giardino delle Esperidi dove forte è il richiamo alla componente naturalistica. Approdato poi a Roma, all’inizio degli anni Settanta, dove tutt’ora vive e lavora, attraverso un costante lavoro alla Calcografia nazionale, Strazza trasporta nell’incisione la sua espressione artistica. La commistione tra ordine e non ordine, tra progetto artistico e casualità espressiva, tra colore (bianco e nero) e geometria, generano opere come Trama quadrangolare (1979), Segni di Roma ciclo dell’80, o ancora Cosmati, esposto nella capitale nel 1982 e alla Biennale di Venezia l’anno successivo. Queste e altre opere, come la più recente Archi, dal prossimo 16 giugno saranno esposte al museo di palazzo Lanfranchi in una mostra antologica che oltre a sottolineare la moltitudine degli approcci di Strazza all’arte, vuole ribadire anche la malleabilità dell’artista verso forme ed espressioni costantemente in divenire.

Pisa, museo della grafica, palazzo Lanfranchi, lungarno Galilei 9. Info: www.comune.pisa.it/doc/cultura/doc/palazzolanfranchi.htm; 0502216060.

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