UNPÒPORNO

Maryam Eisler, tra sensualità, luci e ombre

Ripensare la storia d’amore tra un fotografo e la sua musa attraverso le lenti di una macchina fotografica. E’ pura sensualità impressa sulla stampa a platino quella di Maryam Eisler e il leitmotiv di  ImaginingTina: A Dialogue With Edward Weston, seconda personale per la fotografa iraniana alla Tristan Hoare di Londra, fresca di inaugurazione e visitabile fino al 2 marzo. Non un fotografo o una musa qualunque, ma l’americano Edward Weston e la fotografa e attivista Tina Modotti. Eisler ha voluto rivivere gli anni messicani della coppia, quelli rivoluzionari e bohémien, immaginandoli attraverso lo sguardo intimo di Edward e Tina. La sua fotocamera è alla ricerca della sensualità, mentre ne dipinge i contorni con luci e ombre.  Maryam Eisler ha scattato questa serie di foto presso la Wildcat Hill a Carmel, in California, dove Edward West ha vissuto dal 1938 fino alla sua morte nel 1958. Tra l’altro quella che ora è chiamata Little Grey Home in the West, adesso è l’abitazione del nipote Kim Weston, fotografo d’arte, e di sua moglie, Gina.

La mostra comprende 19 stampe monocromo a platino, ciascuna delle quali prodotte dal maestro Martin Axon, per dire, le stesse usate da molti grandi nomi dell’industria, tra i quali Robert Mapplethorpe, Host P. Horst, Annie Leibowitz e Patrick Demarchelier. Maryam ricorda la visita della casa di Edward Weston come un’esperienza che l’ha stimolata, lasciandosi ispirare dagli oggetti da cui era circondata, lasciati così come li aveva lasciati lui, nella camera oscura. E’ così che ha iniziato a reimmaginare la relazione tumultuosa tra Edward e Tina, trasportata dal tempo, dallo spazio e dall’ambiente. Non solo, quello che più ha intrigato la sua fantasia è stata proprio la figura di Tina, nel suo molteplice ruolo di musa, tentatrice, collaboratrice e istigatrice.  Fotografando nell’abitazione di Weston, Maryam ha realizzato che, in maniera del tutto inconsapevole, stava  lavorando sul corpo per la prima volta, con un’insistenza quasi ossessiva sulla purezza della forma, nel tentativo di estrarre l’essenza del Sublime femminile attraverso l’ombra e la luce, tema ricorrente della sua opera. «Ero intenzionata a presentare una visione più intima della donna; a dare un’interpretazione visiva di come immaginavo che Edward guardasse Tina, all’apice della loro passione, tutto ciò scivolando tra lussuria e fiducia, tra ciò che è intoccabile e ciò che invece è più intimo.»

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