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Le terre dei giganti

«Non credo di aver affrontato la prima stesura della storia in modo totalmente razionale. Ricordo che le immagini hanno assunto una forza propria nella mia testa, e quando ho dovuto trasporle su carta ho perso l’interesse per i dialoghi. Come quando ci si ricorda dei punti salienti di un sogno». Così Giada Tonello, talentuosa vincitrice dell’edizione 2017 del Lucca project contest, che ha scritto e disegnato il wordless novel Le terre dei giganti invisibili (Edizioni Bd, cartonato, 224 pagine, 13 euro), un volume muto che conduce il lettore in un universo introspettivo, vasto ed epico, nel quale titani dalle fattezze mutevoli si scontrano, tentano di sopravvivere, si lasciano andare all’amore.

«Ho l’impressione di aver avuto Le terre dei giganti invisibili nella mia testa da sempre, e che all’improvviso la nebbia si sia diradata, facendo diventare tutto nitido davanti ai miei occhi. Come una foto», spiega l’autrice, che ha sviluppato il soggetto e la sceneggiatura alla stregua di una storia breve per l’esame finale di un corso di fumetto, «e non ho mai smesso di lavorarci fino alla presentazione del volume, lo scorso anno, al Lucca comics and games».

Quando è iniziata la parte davvero complessa del tuo lavoro? «Mi è stato chiesto di adattare il soggetto ad un volume più lungo, e per evitare che la sceneggiatura risultasse ”stiracchiata” ho riscritto tutto dal principio, articolando maggiormente l’intera struttura e inserendo nuovi personaggi». Scegliendo di utilizzare, nella stesura del volume, esclusivamente penna a sfera, pennarello nera e tempera bianca. «Ho cercato di trovare una tecnica che fosse un punto di contatto tra me e l’anima della storia che andavo a realizzare – riprende Tonello –, ma ho anche voluto lavorare con il bianco e nero poiché è quello che, dal mio punto di vista, meglio si avvicina a rendere viva la materia dei sogni e che si presta meglio alle interpretazioni».

E la scelta del tipo di materiali da usare? «È ricaduta sulla penna a sfera che, al contrario della matita, poteva essere fumosa e al tempo stessa molto più decisa nei chiaroscuri». L’esito finale è pregevole, a maggior ragione considerando che si tratta di un esordio. Interessanti tecnicismi a parte («le tavole definitive hanno mantenuto una base a matita – quella del disegno preparatorio alleggerito con gomma pane –, un livello sovrapposto a penna e delle pennellate di tempera bianca che trascinano l’inchiostro sullo sfondo, dando l’illusione della profondità. In alcune tavole dove vengono rappresentati sogni e visioni, le vignette hanno una base di inchiostro diluito e la tempera bianca è utile a tratteggiare le zone in luce»), Tonello riconosce il grande impegno che c’è dietro a quest’opera. «Lo studio delle inquadrature e dei dettagli mi ha portato via la maggior parte del tempo: ho dovuto fare riferimento a decine di foto per comporre paesaggi che sembrassero realistici, costruire i modelli in carta e creta per il personaggio principale, inventare animali nonché consultare erbari e libri di mitologia assiro-babilonese». Uno studio che non è casuale. «Nutro ammirazione per le fiabe classiche o le leggende e i miti del passato. Libri come Le metamorfosidi Ovidio, le interpretazioni contemporanee delle vicende bibliche da parte di José de Sousa Saramago, e gli scritti delle grandi scoperte archeologiche esercitano su di me la massima suggestione», conclude.

Info: www.edizionibd.it

 

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