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Ivan Tresoldi condannato per imbrattamento di un muro: ”non è arte senza consenso”

Il proprietario di un muro è l’unico autorizzato a stabilire se un graffito tracciato su di esso è una espressione artistica da tutelare o un imbrattamento da cancellare. A comunicarlo il giudice milanese Roberto Crepaldi nelle motivazioni della condanna inflitta a settembre del 2018 a Ivan Tresoldi, in arte I.V.A.N., per una serie di scritte poetiche apparse sul muro di fronte alla biblioteca Bicocca, risalenti al periodo tra il 2011 e il 2014. A sporgere denuncia era stato un gruppo di guardie ecologiche. Interrogato dalla polizia locale e difeso dall’avvocato Angela Ferravante, Tresoldi si era autodenunciato portando con sé documenti fotografici e testimonianze dei suoi slogan poetici e delle vernici ad acqua da lui usate, facilmente cancellabili. Da qui l’inchiesta del pm Elio Ramondini, che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell’artista, e l’inizio del processo per imbrattamento, in cui Aler e Comune di Milano si sono costituiti parti civili. ”Solo il proprietario (o possessore, se diverso) – si legge nella sentenza – è legittimato a decidere quale sia l’aspetto estetico del bene, con la conseguenza che qualsiasi alterazione della nettezza e dell’estetica stabilita dal proprietario lede tale diritto e comporta un danno al patrimonio di quest’ultimo”. Come riporta La Repubblica, in sostanza, il giudice ”non entra nel merito della natura artistica delle opere, anzi, sostiene che per un magistrato sia impossibile distinguere l’espressione artistica da ciò che non lo è o stabilire i criteri in base ai quali un soggetto possa definirsi artista. Per il giudice, il diritto alla manifestazione del pensiero non può essere ampliato fino a ricomprendere la facoltà di tutti i cittadini di divulgare il proprio pensiero, anche artistico, a tutti i costi, anche a discapito dell’altrui proprietà. Tresoldi, che ha affrontato il processo rinunciando alla proposta di un patteggiamento a 80 ore di servizio civile col Comune di Milano, dovrà pagare ora una multa di 500 euro e sarà anche condannato a risarcire le parti civili (Aler e Comune di Milano). Il punto, però, non è tanto la condanna, ma il perenne dibattito tra atti artistici e atti vandalici che ancora divide esperti e cittadini comuni.

 

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