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Dissolving classroom

Il Natale si avvicina e, non solo bisognerebbe essere più buoni, ma anche godere di letture tipiche delle festività, da sfogliare sotto l’albero per rilassarsi ed entrare nel giusto clima. Niente di più lontano dal volume a fumetti in bianco e nero Dissolving classroom (Star comics, 176 pagine, 8 euro) di Junji Ito, che – come recita il comunicato – ”è una lettura che vi scioglierà”. Dunque questo fumetto (formato tascabile, con sovraccoperta a colori) non ha nulla a che spartire con il calore natalizio, e lo sciogliersi non si riferisce a ipotetici pupazzi con la carota a fare da naso e i rami secchi a fungere da braccia.

In bilico tra realistico e caricaturale, tra delirante e grottesco, Dissolving classroom è firmato da un fumettista e sceneggiatore nipponico ritenuto tra i più rilevanti autori di manga horror (il volume ha un’apertura e una lettura alla giapponese, da destra a sinistra, e non il contrario come in occidente). Una vera e propria garanzia, soprattutto per gli appassionati di un genere che non conosce crisi, forte di storie splatter che pigiano l’acceleratore su toni folli e visionari, quasi disturbanti anche per il lettore più incallito. Una risata (macabra) vi seppellirà. Perché, paradossalmente, questo tipo di narrazione può arrivare a strappare una sorta di sorriso. Meglio, di ghigno.

Ne sanno qualcosa i protagonisti del racconto, Chizumi e Yuma Azawa, un duo che più particolare non si può. Chizumi, la sorella minore, è una ragazzina tanto inquietante quanto insolente, dalla psicologia complessa e disturbata, che pare godere nel perseguitare e spaventare gli altri, rincorrendoli con la sua lingua biforcuta alla Gene Simmons e gli occhi fuori dalle orbite al grido: ”il tuo cervello è così tenero, fammelo succhiare”. Di contro Yuma, il fratello maggiore, si comporta in modo del tutto ordinario, al limite del servile, non perdendo occasione per prostrarsi davanti ai malcapitati che la sorella ha importunato, baciandogli i piedi e chiedendo scusa per la condotta di Chizumi. Ma proprio questo gesto da ”servo sciocco”, soltanto apparentemente gentile, sembra veicolare una maledizione su chi lo riceve, portando il suo cervello a liquefarsi in maniera inesorabile.

”Non riesco a immaginare che razza di pazzoide farebbe mai un film del genere”, affermava ironicamente Wes Craven riferendosi a Non aprite quella porta (1974), pellicola indipendente e a basso costo (con un budget di 140mila dollari, incassò 30 milioni solo in America) diretta da Tobe Hooper. Con i dovuti paragoni e con il dovuto rispetto per un professionista del calibro di Junji Ito – dalle sue opere sono stati tratti film d’animazione e live-action, di cui frequentemente lui stesso ha curato la sceneggiatura – sfogliando le pagine di Dissolving classroom non si può fare a meno di ricordare le parole del papà di Nightmare e Le colline hanno gli occhi. I giapponesi adorano le storie horror e in questo filone si inserisce l’autore nipponico, che non è banale né tantomeno grossolano nel narrare vicende surreali ma, a loro modo, coinvolgenti. Tra le tematiche principali affrontate ci sono i disturbi ossessivo-compulsivi, le paure ancestrali, l’attrazione nei confronti dell’autodistruzione e della deformazione del corpo. Astenersi deboli di stomaco.

Info: www.starcomics.com

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