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Gina Pane dalle collezioni italiane. Opere dal 1968 al 1988

Dal 30 novembre al 23 febbraio all’Osart Gallery di Milano la retrospettiva Gina Pane dalle collezioni italiane. Opere dal 1968 al 1988. La mostra si propone di indagare la poetica di Gina Pane, riconosciuta come una delle maggiori esponenti della body art, attraverso una selezione di opere realizzate tra il 1968 e il 1988 provenienti dalle collezioni italiane. Curata da Valerio Dehò, è suddivisa in Constatazioni, sequenze fotografiche che documentano alcune tra le più celebri azioni dell’artista italo-francese, e in Partizioni, installazioni a parete, che il più delle volte recano tracce parziali delle stesse azioni. Seguendo un percorso cronologico, l’esposizione si apre con Pierres déplacées [Pietre spostate] del 1968, una serie fotografica a colori che testimonia una delle prime azioni che Pane realizza: l’artista raccoglie piccole pietre ”esposte a nord, ricoperte di muschio, incastrate dentro una terra umida” e le sposta in un luogo orientato verso sud. Questo lavoro segna il superamento della fase d’esordio delle sculture minimaliste e il suo primo interrogarsi sul rapporto tra essere umano e natura. Si passa poi alla celebre Action sentimentale [Azione sentimentale] del 1973. Divisa in quattro fasi, vede l’artista vestita di bianco portare un bouquet di rose rosse dalle quali stacca le spine per conficcarle nel suo braccio, per poi toglierle e lasciare colare sangue dalle ferite. Le rose rosse diventano bianche, il vestito bianco si tinge di rosso. Seguono nei primi anni settanta Action mélancolique 2x2x2 [Azione malinconica 2x2x2]Action Psyché (Essai) [Azione Psiche (Prova)], in cui esplora nella prima la malinconia, evocando la relazione di coppia in tutte le combinazioni possibili, e nella seconda la psiche come fulcro dell’organismo. Nel 1981, terminato il ciclo delle Azioni, inizia quello delle Partizioni, in cui abbandona l’uso del proprio corpo e torna alla scultura. Le Partitions sono delle installazioni a muro in cui sono trasferite sulla materia le evocazioni di un corpo assente. In L’Homme à la branche verte qui n’avait pas lu les Fleurs du mal – Partition pour une blessure [L'uomo con il ramo verde che non aveva letto i Fiori del Male – Partizione per una ferita] del 1982, con una foto posta al centro dell’installazione che ricorda l’Action sentimentale, torna all’idea della ferita, che è simbolo di vita, rappresenta un’offerta d’amore attraverso il sangue ed è fonte di energia che libera l’uomo dai propri limiti. Le Partitions si chiudono con Le Son de F. L’homme indien en prière (version 3) [Il suono di F. L'uomo indiano in preghiera (versione 3)] della seconda metà degli anni Ottanta, in cui Pane interviene su rame e ferro, utilizzati al posto del suo corpo, lasciando su di esse delle tracce.

Osart gallery

via Lamarmora 24Milanohttp://www.osartgallery.com

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