Foto

Vivian Maier: The color work

Vivian Maier è ormai oggetto dell’attenzione globale: dal 2010 infatti, dopo il ritrovamento di parte del suo lavoro da parte di John Maloof nel 2007, le sue fotografie in bianco e nero sono esposte in musei e gallerie di tutto il mondo, e nel 2013 viene realizzato il film-documentario Alla ricerca di Vivian Maier. Meno conosciuta è la sua produzione a colori, che una mostra e un libro finalmente riscoprono. Vivian Maier: The color work è il titolo dell’esposizione alla Howard Greenberg Gallery di New York (aperta fino al 5 gennaio) e del libro omonimo (pubblicato da HarperCollins). Si tratta della più grande raccolta delle sue fotografie a colori, di cui molte presentate per la prima volta, e tra cui alcuni dei suoi enigmatici autoritratti, che rivelano Maier come ”uno dei primi poeti della fotografia a colori”, scrive il fotografo Joel Meyerowitz nella prefazione al libro. Realizzate tra gli anni ’50 e ’80, aggiungono un tassello alla misteriosa vita di Maier, di cui si sa che ha lavorato per 40 anni come tata a Chicago e che, da autodidatta, scattava fotografie con la sua Rolleiflex camminando per le strade. Con questo progetto si svela un’altra parte della sua produzione, che conferma la fotografa statunitense come esponente di spicco della street photography, capace di cogliere brevi attimi del quotidiano, dandone un’interpretazione personale e trasformandoli in una rivelazione, pur nell’invisibilità e nel silenzio che hanno avvolto la sua vita. E allora si può credere a Meyerowitz quando dice: ”Una delle verità della fotografia è che i migliori fotografi di strada imparano a essere invisibili o, per lo meno, a convincersi di esserlo”, perché Maier ne è la prova.

Commenti