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Paolo Pellegrin. Un’antologia

Dal 7 novembre al 10 marzo al MAXXI Paolo Pellegrin. Un’antologia. La mostra, a cura di Germano Celant, è dedicata a Paolo Pellegrin, tra i più importanti fotografi della scena internazionale, membro di Magnum Photos dal 2005, vincitore di 10 World Press Photo Award e di altri prestigiosi premi in tutto il mondo. L’esposizione ripercorre vent’anni del suo lavoro, dal 1998 al 2017, attraverso  una selezione di 150 scatti, alcuni dei quali inediti, e contributi video. Si articola in due sezioni, tra loro opposte: il buio e la luce.

La prima è dominata dal colore nero e le immagini che raccoglie restituiscono un’umanità sofferente: una grande parete è dedicata alla battaglia di Mosul del 2016, che si fa metafora del conflitto; una serie scattata negli Stati Uniti racconta storie di violenza, razzismo, povertà e crimine; e poi ancora ritratti di donne, bambini, uomini, profughi, rifugiati,  soldati, migranti, da Gaza a Beirut, da El Paso a Tokyo, da Roma a Lesbo. Sono immagini che colgono e restituiscono i conflitti, i contrasti e i drammi della contemporaneità. La seconda sezione è uno spazio luminoso dove si narra una realtà diversa, naturale, pacifica, in una dimensione di sublimazione: ospita per esempio le immagini di un reportage realizzato per la NASA in Antartide e gli scatti che ritraggono due giovani palestinesi che fanno il bagno nel Mar Morto. È inoltre presentato in anteprima un polittico di 140 piccole immagini in bianco e nero, prima parte di un progetto realizzato dal fotografo romano lo scorso gennaio a L’Aquila che, attraverso scorci e dettagli, riflettono il senso di perdita di una città che ancora vive quotidianamente il dramma del terremoto. In Pellegrin si incontrano la visione del reporter e l’intensità visiva dell’artista; le sue fotografie raccontano storie di uomini, guerre ed emergenze umanitarie, ma anche il rapporto fra la condizione umana e la natura. Il suo contributo fotografico, di migliaia e migliaia di scatti, nasce in contesti sia naturali che umani spesso al limite; è documento e testimonianza, ma anche contributo partecipato, fuori dallo spazio e dal tempo e di respiro universale.

 

Maxxi

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