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La mummia di toporagno

Dal 6 novembre al 28 aprile, il Kunsthistorisches Museum di Vienna ospita la mostra Spitzmaus Mummy in a Coffin and other Treasures (La mummia di toporagno e altri tesori), la mostra curata dal regista Wes Anderson e dalla sua compagna, scrittrice e illustratrice, Juman Malouf. La rassegna fa parte di una serie di mostre, inaugurata nel 2012, per le quali personalità creative sono invitate a presentare le proprie selezioni personali di oggetti tratti dalle collezioni storiche del museo, che custodisce più di quattro milioni di oggetti e coprono un periodo di cinquemila anni. La prima, intitolata The Ancients Stole All Our Great Ideas, era stata inaugurata dal pittore e disegnatore Ed Ruscha, seguita dalla mostra Durante la notte del 2006, curata dal ceramista e scrittore britannico Edmund de Waal. Terza puntata della serie, appunto, è stata invece seguita e organizzata da Anderson e Malouf, con l’assistenza dello staff del museo di curatori e conservatori, Anderson e Malouf. Un’esposizione che è il risultato di due anni di ricerca in cui i due hanno assemblato più di 400 oggetti tratti da tutte e quattordici le collezioni storiche del museo. Tra questi ci sono antichità egiziane, greche e romane, dipinti del Vecchio Maestro, selezioni della Kunstkammer e del Tesoro Imperiale, oggetti dell’Armeria Imperiale, Collezione di monete e Collezione di strumenti musicali storici, oltre a pezzi del Theatre Museum, il Weltmuseum, il Museo delle carrozze imperiali e lo Schloss Ambras di Innsbruck.

Outsider del mondo espositivo, i due hanno lasciato perdere tutte le logiche d’allestimento museale per seguire invece i loro gusti e le loro intuizioni, assecondando quel feticismo per gli oggetti strambi così riconoscibile in tutti i film di Anderson. Nessuna gerarchia, cronologia o topografia: a guidare questo viaggio lungo cinquemila anni sono le suggestioni visive e cromatiche, ma anche atmosfere e connessioni suggerite dagli oggetti stessi. Associazioni e accostamenti del tutto arbitrari che fanno immergere i visitatori in un ambiente senza tempo, fatto di mummie e oggetti preziosi. «Io e Juman non possiamo prenderci il merito di aver creato questi oggetti – scrive Anderson nel catalogo – ma con le nostre associazioni non convenzionali e la disposizione dei lavori in mostra aspiriamo ad aver proposto un nuovo modo di studiare l’arte e le antichità, in un modo minore, forse anche banale, ma senza dubbio riconoscibile». La mostra è stata allestita in collaborazione con la Fondazione Prada ed è in arrivo a Milano a ottobre del 2019.

 

 

 

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