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Luigi Ghirri, La mappa e il territorio

«Più che scattare fotografie, il mio intento era creare carte e mappe che fossero allo stesso tempo fotografie» scriveva Luigi Ghirri. La sua cartografia poetica è al centro della più grande retrospettiva mai dedicata al fotografo emiliano al di fuori dei confini italiani. Attraverso ”mappa” e ”territorio”, concetti chiave che riflettono il mondo e il modo in cui viene rappresentato, la mostra porta avanti un’indagine sulla sua ricerca degli anni ’70, fatta di fotografie scattate prevalentemente nella sua regione, che restituiscono le case della periferia, i paesaggi della provincia italiana, la natura e l’artificialità dei giardini di Modena, le immagini pubblicitarie, il mondo simulato dei parchi di divertimento, chi fotografa e chi viene fotografato, i dettagli delle mappe prese da un atlante. Finestre, specchi, stelle, palme, atlanti, sfere armillari, libri, musei e persone viste attraverso le immagini sono per l’artista oggetti carichi di desideri, sogni e ricordi collettivi. Ciò che affascina Ghirri sono le riproduzioni, i poster, i modelli e le mappe e i modi in cui vengono incorporati nella realtà, quelle diverse forme di rappresentazione del mondo che diventano parte di una città o di un paesaggio. Le sue fotografie, spesso di piccole dimensioni e stampate su carta opaca, ritraggono luoghi conosciuti riuscendo a svelare un inedito livello di percezione e significato, attraverso un linguaggio unico che diventerà la sua cifra stilistica. Luigi Ghirri, La mappa e il territorio, curata da James Lingwood si è tenuta al Museum Folkwang di Essen, attualmente è in mostra al Museo Reina Sofia di Madrid (fino al 7 gennaio) e concluderà il suo itinerario al Jeu de Paume di Parigi (dal 12 febbraio al 2 giugno).

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