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La street photography di Helen Levitt

Helen Levitt è un’osservatrice e una cronista appassionata; nelle sue fotografie cattura la vita di strada di New York senza sentimentalismi o cliché morali e sociali. Contemporanea di Walker Evans e Henri Cartier-Bresson, da cui trae ispirazione, inizia negli anni ’30, scegliendo come soggetto gli abitanti dei quartieri più poveri come il Lower East Side, il Bronx e Harlem. Rivoluziona la tradizionale fotografia di reportage raccontando in immagini dinamiche la gente comune che abita e attraversa lo spazio urbano, come persone che passano o sedute sui gradini, coppie che conversano, e in particolar modo bambini che giocano, rendendo il vivere quotidiano uno spettacolo teatrale. Con uno sguardo capace di cogliere i dettagli surreali e ironici, influenzata dal surrealismo e dal film muto, fotografa i passanti in strane pose, bambini che indossano costumi e maschere di halloween, ma anche i graffiti sui muri degli edifici. Coniugando il quotidiano con il politico, il teatrale con la realtà, l’umorismo con l’onirico, la street photography di Levitt  accoglie la lezione surrealista del camminare senza uno scopo preciso, scoprendo elementi paradossali ed enigmatici della realtà; l’interesse per il gioco dei bambini dato dalla sua natura irrazionale; e il fascino per i graffiti, considerata un’espressione dell’inconscio. Nel 1959 inizia inoltre a utilizzare la fotografia a colori che le ha consentito di ampliare i piani di significato, diventando una dei primi rappresentanti della New Color Photography. Le opere della fotografa statunitense sono esposte fino al 27 febbraio all’Albertina Museum di Vienna, che le dedica una retrospettiva dal titolo Helen Levitt; alla mostra Helen Levitt: Five decades alla Lawrence Miller Gallery di Londra fino al 22 dicembre; e a The Language of Vision: Early Twentieth Century Photography, ai Telfair Museums a Savannah, in Georgia, fino al 13 gennaio.

 

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