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Mimmo Rotella Manifesto

”Strappare i manifesti dai muri è l’unica rivalsa, l’unica protesta contro una società che ha perduto gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti. Io incollo i manifesti, poi li strappo: nascono forme nuove, imprevedibili. Ho abbandonato la pittura da cavalletto per questa protesta”. Nel 1957, quando scrive queste parole per la mostra personale alla galleria Selecta di Roma, Mimmo Rotella ha già da qualche anno iniziato a strappare manifesti pubblicitari in giro per la città e ad incollarli sulla tela, mostrandone in alcune opere il retro, a costruire una tessitura astratta e materica che risente della lezione di Burri, in altre opere invece ricostruendone, parzialmente, l’immagine, come nei decollages, sicuramente la serie che più gli ha reso fortuna. I suoi soggetti sono quelli della nuova società dei consumi, le pubblicità che tappezzano la città o i divi di Hollywood come Marilyn Monroe, gli stessi che di lì a qualche anno diventeranno assoluti protagonisti con l’esplosione della Pop Art. Qui vengono però disintegrati, smembrati dall’artista che poi li ricompone solo parzialmente sulla tela, di fatto operando una manipolazione che conferisce nuovo senso alle immagini. Nella sua componente sovversiva delle regole e pratiche del fare artistico, il prelievo di un elemento della realtà e la sua trasformazione in oggetto artistico ha un’evidente matrice dadaista e una forte assonanza con quanto prodotto, per esempio, da Robert Rauschenberg in quegli anni con i suoi Combine Paintings.

Dal 1963 Rotella si avvicina al mezzo fotografico e realizza i primi riporti fotografici. I soggetti sono sempre quelli della contemporaneità, l’intento è adesso quello di avvicinarsi al dato reale in maniera più oggettiva, distaccata, proiettando le fotografie sulla tela emulsionata. Negli anni Ottanta realizza prima i blanks in cui sopra al manifesto viene incollato un foglio monocromo e poi le sovrapitture in cui sopra ai manifesti realizza un intervento pittorico. In entrambi i casi quindi è ancora il manifesto il punto di partenza del processo artistico e creativo. All’inizio del nuovo millennio torna a dedicarsi ai decollagaes di inizio carriera, come a chiudere un cerchio. La retrospettiva dedicata all’artista organizzata da La Galleria Nazionale, la più completa fin qui realizzata, espone in ordine cronologico tutte le diverse serie artistiche realizzate da Mimmo Rotella nel corso degli anni. Il curatore Germano Celant ha concepito il salone centrale della galleria, lo spazio adibito alle mostre temporanee, come una grande piazza circondata di edifici, una sorta di spazio urbano in cui le facciate dei palazzi diventano altrettanti schermi su cui sono proiettate le opere dell’artista. Sei in tutto, uno per ogni serie realizzata dall’artista in 50 anni di attività per un totale di più di 160 opere. Nelle due piccole sale laterali spazio alla serie dei Replicanti, parte della produzione scultorea dell’artista, e a una selezione di video. Ogni parete-palazzo-schermo diventa allora un’occasione di immersione in una particolare tecnica di Rotella, in cui opere di diverse dimensioni e anni sono mescolate in un un allestimento sovraccarico, che ci sovrasta, organizzato su diverse file come le quadrerie ottocentesche. L’effetto è di grande impatto e permette di cogliere a colpo d’occhio, in modo immediato lo spiegarsi e il susseguirsi della produzione dell’artista. Il risultato è quindi pienamente raggiunto: Mimmo Rotella Manifesto ci mostra 6 enormi manifesti che racchiudono tutto il mondo, l’arte, lo sguardo di Mimmo Rotella. 

Fino al 10 febbraio 2019, La Galleria Nazionale, lagallerianazionale.com, viale delle Belle Arti 131, Roma

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