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PhEST 2018

”Quando arrivi a casa di qualcuno se la persona ti chiude la porta, tu non puoi entrare. Bisogna che quella persona sappia chi sei. Attraverso il vostro lavoro mostrate al mondo intero che cosa sta succedendo ai migranti, perché sono venuti. E le persone non si tireranno più indietro, ci apriranno la porta”. Mare Konate, guineiano, è uno dei cinquanta migranti che nell’estate del 2016 sono stati collocati nel centro di accoglienza allestito nel villaggio di Saint-Martory, in Francia meridionale. È protagonista, con gli altri, del progetto My Story is a Story of Hope (2017) realizzato dal fotografo francese Patrick Willocq, un lavoro che fornisce coordinate leggibili riguardo a questioni come accoglienza, integrazione e convivenza. Grandi fotografie inscenate mostrano come l’arrivo e l’inserimento dei rifugiati riesca ad innescare reazioni e opinioni differenti all’interno della comunità locale, da accettazione e coinvolgimento, a rifiuto e respingimento. Tutto molto attuale. Il progetto di Willocq è parte centrale della proposta espositiva di PhEST 2018, il festival internazionale di fotografia e arte di Monopoli, giunto alla sua terza edizione. Quest’anno ha impostato la riflessione su due direttrici tematiche: i porti e l’archivio. Un occhio allo stato delle cose, quindi, con le sue derive e i suoi approdi, un altro all’esigenza di custodire il passato. Cuore pulsante della manifestazione è il suggestivo Palazzo Palmieri, sede di buona parte delle mostre che intercettano tutti quei temi che animano il dibattito politico e culturale contemporaneo. Qui, dopo Willocq, (ri)scopriamo, grazie a Noelle Mason e alle sue immagini a raggi X (X-Ray Vision vs Invisibility), come spesso migranti e rifugiati vengono stipati e trasportati in camioncini più o meno clandestini, destinati chissà a quali luoghi e a quali ruoli. Di privazione di libertà e di identità, ma anche di ricerca di spazi minimi di sopravvivenza si parla, e la performance Dimore di Francesco Schiavulli, traslata in video, ne è testimone. Ma spesso, purtroppo, quando si parla di migrazioni ci si ritrova a fare i conti con le tragedie del mare e i loro numeri neri come l’olio delle vasche installate da Dario Agrimi per un’installazione (Gradi di vergogna, 2018) che enfatizza l’atrocità dei ritrovamenti di chi non ce l’ha fatta. È il lato più oscuro di PhEST 2018, rinforzato dalle ossa scolpite in gesso e argilla accumulate sull’imbarcazione di Francesco Strabone (Mai, 2018). Alla base di moti, movimenti e traiettorie c’è sempre il viaggio, raccontato in questa occasione dal documentario di Davide Monteleone, A Modern Odyssey, una traversata dell’anima prima che del mare a bordo della Nordic Odyssey. Viaggi che inevitabilmente iniziano e finiscono in quei porti che rappresentano soprattutto, per dirla con Harald Szeemann, platee dell’umanità, spazi di transito, incontro, contatto e commistione di esperienze ed emozioni; Edoardo Delille, con la serie On Board, frutto di un periodo di residenza a Palazzo Fizzarotti in Monopoli, ne è interprete, mentre, le vedute dall’alto di Federico Winer (“Ultradistancia”), immagini estratte da Google Maps in altissima definizione, rivelano la bellezza delle geometrie e dei colori di porti sparsi per il mondo.

Per quel che riguarda il tema dell’archivio, il progetto Album – Archivio di famiglia è un’operazione di scandaglio e di raccolta di materiale fotografico e audiovisivo dedicato alla città di Monopoli, l’allestimento di un database in continuo aggiornamento che ha avuto come prima conseguenza una serie di interventi di street art disseminati per il centro storico, realizzati dai francesi Leo&Pipo. L’impressione è che PhEST 2018, più degli altri anni, proponga una narrazione fitta che si dispiega progressivamente in più capitoli; una matassa che si srotola attraverso fotografia, video, installazioni, street art, un documento redatto nella solita funzionante formula espositiva itinerante che innanzitutto invita a scoprire la bellezza del centro storico monopolitano, e poi contiene una serie di dati e informazioni sulla realtà che ci circonda, che spesso facciamo fatica a vedere, o addirittura a prendere seriamente in considerazione. Se ha ancora senso chiedersi a che cosa serve l’arte, ecco, da Monopoli arriva un messaggio importante, una sirena assordante, anzi, la luce di un faro sul Mediterraneo che ha fattezze di foto, video e installazioni, traducibili graficamente con le parole di Mane Kounate.

Lista completa degli artisti di PhEST 2018:
Patrick Willocq, Pino Pascali, Mandy Barker, Edoardo Delille, Kolë Idromeno, Francesco Schiavulli, Alex Majoli, Gregor Sailer, Dario Agrimi, Noelle Mason, Federico Winer, Davide Monteleone, Leo&Pipo, Alessia Rollo, Marco Neri, Collettivo Azimut, Francesco Strabone, Nicolò Tauro.

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