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La poesia del cemento

Sublime, granitica e potente. La nuova ricerca di Francesca Leone la sta portando a conquistare sempre nuovi orizzonti e ad accreditarsi, ora più che mai, come una delle interpreti più significative del panorama artistico attuale. Proprio per questo dal 17 ottobre Madrid ospita Domus a Palazzo Gaviria, la grande mostra dell’artista. Un’esposizione che racconta un percorso iniziato anni fa, con la mostra alla Triennale di Milano nel 2015, dal titolo Our Trash, nella quale la Leone presentava l’alter ego della sua personalità artistica: il suo passaggio dal figurativo al concettuale, dal ritratto pittorico all’installazione realizzata con materiali di scarto. Un’indagine che si è declinata nello studio di nuovi elementi e nuove manifestazioni delle fragilità dell’uomo. Nella mostra Giardino, al museo Macro nel 2016, i primi monoliti in cemento hanno fatto la loro comparsa, spianando la strada ai nuovi lavori, crudi, mistici e graffianti, protagonisti del progetto intitolato Monaci, presentato a Palermo, al Real albergo dei poveri, nell’estate 2018. A Madrid tutto questo ciclo di autentico recupero di oggetti dimenticati viene proposto nella sua organicità, arricchito delle ultime creazioni in cemento e lamiera.

 

Sono opere che riassumono la spiccata sensibilità dell’artista sulla questione ambientale, ma che non nascondono la loro natura introspettiva. L’artista con le sue voliere, con le tonalità lugubri estese sulle grandi lamiere, con gli scorci delle figure umane che riaffiorano tra una griglia e l’altra nella cornice di cemento, mette a nudo le debolezze dell’animo umano, i dubbi sull’esistenza, la difficoltà di sentirsi liberi e l’impossibilità di essere coerenti. L’uomo è plasmato dall’ambiente che lo circonda, un ambiente che egli stesso ha contribuito a cambiare, molto spesso con scelte inappropriate, poco rispettose dell’equilibrio naturale. E allora l’artista, quasi come una sacerdotessa, raccoglie le testimonianze di un rapporto diventato disarmonico tra uomo e natura e le sublima, sprigionando tutta la loro forza espressiva. Così, anche da un blocco di cemento grigio e amorfo, all’interno del quale viene incastonata e saldata una ferraglia, può nascere un’opera d’arte, che nel complesso appare quasi leggera ed eterea.

Leone con questo linguaggio è riuscita a tirar fuori la poesia dal cemento. Un’operazione ardua, e molto faticosa, ma estremamente gratificante: «Sento che la mia arte riesce a comunicare qualcosa di universale, a trovare una collocazione più definita nella percezione del pubblico – spiega – e soprattutto ho l’ambizione di lasciare un insegnamento e un messaggio alle nuove generazioni. Fargli vedere come sia possibile trasformare un oggetto e dei materiali apparentemente inespressivi in un’opera d’arte significa per me accendere in loro la speranza, la fiducia in se stessi, nei propri mezzi». Questa iniezione di serenità si traduce, sostanzialmente, in un inno all’arte, che la Leone dopo anni di carriera si sente di voler comporre e consegnare ai posteri: l’arte può portare a un miglioramento, per questo va difesa e incoraggiata. E nel sottolineare questa convinzione Francesca non è sola. La mostra di Madrid celebra anche il riuscito sodalizio con Danilo Eccher, curatore della mostra spagnola, dopo quella romana al Macro e quella palermitana, che la sta sapientemente accompagnando in questo un nuovo cammino dentro se stessa. Dopo aver viaggiato l’Italia da Nord a Sud, le opere della Leone approdano anche all’estero per una definitiva consacrazione di una dialettica concettuale che sta facilmente facendo presa su un pubblico molto vasto ed eterogeneo. «Si tratta di un passo che mi inorgoglisce – racconta l’artista – ma che allo stesso tempo mi tiene molto legata alla mia città, Roma, dove questa ricerca ha avuto inizio, forse anche ispirata a una fase di declino che la città sta vivendo. Ma al di là della polemica sterile le mie opere si sforzano di andare oltre il dibattito sul degrado urbano, figlio dell’incuria e della superficialità delle persone. Cercano, invece, di parlare di rinascita, di futuro, di cambiamento».

E il cambiamento è una condizione che Leone conosce bene e di cui può testimoniare. Perché ne sta vivendo uno radicale nella sua carriera artistica, che ha saputo però governare e gestire, senza provocare strappi traumatici con il passato e senza abbandonare quel garbo estetico che contraddistingue tutta la sua produzione e a cui il suo collezionismo di riferimento è da anni abituato. La mostra di Madrid rappresenta un punto di arrivo importante per Leone, sempre più prossima a lasciare un segno nella storia dell’arte contemporanea italiana e internazionale.

Dal 17 ottobre a Palacio De Gaviria
Calle del Arenal, 9 – Madrid

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