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Dadada Beach Museum

Se la cultura salverà il mondo, è il caso di dirlo, l’arte sta salvando la Calabria. Contro un’immagine trasfigurata di una terra dal cuore nero così come appare quotidianamente sulle cronache internazionali, si fa spazio sgomitando con tutte le sue forze una Calabria positiva, in cui l’arte in ogni forma si fa propulsore di una rinascita e di un cambiamento virale. Tra importanti vernissage, festival, residenze d’artista e street art d’autore, la Calabria è stata negli ultimi mesi al centro dell’attenzione mediatica anche per la nascita del primo museo al mondo in riva al mare: il Dadada Beach Museum, a Montauro (Costa dei Saraceni) in provincia di Catanzaro.

Un’idea che rompe le righe degli standard museali, collocando le opere, molte delle quali site specific, direttamente tra gli ombrelloni, sul lido, nelle aree di condivisione, un percorso open air accessibile gratuitamente a tutti, senza barriere di natura economica o architettonica, così da permettere all’arte di compiere la sua vera natura: contaminare. Dadada Museum è l’unico museo concettuale di arte contemporanea in cui l’unica cornice alle opere d’arte è nient’altro che il mare. Pitture, sculture, installazioni di varie dimensioni: il Dadada Beach Museum è progettato per ospitare differenti format artistici in un perfetto connubio tra arte e ambiente, nel rispetto dell’ecologia e della biodiversità territoriale. Nel nome si ritrova già in nuce la filosofia che anima il progetto: la corrente dada. Non si tratta di una semplice ispirazione o un generoso omaggio agli artisti Dada del secolo scorso: Dadada Museum fa propria l’essenza della filosofia Dada, nasce quindi, in maniera giocosa e quasi casuale, come un rimedio all’insofferenza generale e all’abbrutimento dell’uomo, come un modo irriverente di conquistare, attraverso l’arte, la libertà.

Il Dadada Museum, facendo proprio il manifesto Dada, vuole rompere i canoni estetici tradizionali che vedono il museo di arte contemporanea come un contenitore dotato di ampie stanze chiuse, convertendolo piuttosto in un contenitore senza confini, se non quelli paesaggistici naturali. In realtà dietro il concetto di Dadada Museum non vi è una sola mission. Svariate solo le pulsioni creative che hanno generato un’idea di Museo irriverente. Una su tutte è quella dell’etica ambientale, quella che potremmo definire Ecologia 4.0. Il Museo sorge infatti in una struttura perfettamente integrata nell’ecosistema marittimo e anzi si erge a modello di compatibilità ambientale. Alimentata da pannelli fotovoltaici, costruita in materiali ecocompatibili, Dadada è la prima struttura sul territorio a promuovere una corretta gestione dei rifiuti e della spiaggia, utilizzando attrezzature in materiali naturali (bambù, paglia, legno, canneto).

In un territorio martoriato dalla mano infausta dell’uomo e ancor di più mediaticamente dalle ultime vicende riguardanti la presunta radioattività della zona, Dadada Museum è una scommessa per riavvicinare, tramite l’arte, l’uomo a quel territorio tanto bello quanto dannato.

Il primo artista ad essere ospitato da Dadada Museum è stato Mario Loprete, un’eccellenza locale (Loprete vive e risiede, di fatti, a Catanzaro) che ormai valica per fama i confini internazionali (la sua rassegna stampa personale vanta numerose pubblicazioni oltre oceano). In pieno stile Dada, le sue opere in cemento, le concrete sculptures, sono un irriverente approccio all’ambiente marittimo. Tramite le sculture concrete, infatti, è stato ed è possibile fare propria una nuova visione illuminante dell’uso del cemento, che diventa così ”amico” del territorio e non più infido nemico. In una terra, la Calabria, dove il binomio cemento-mare fa sovvenire soltanto tristi fatti di cronaca, Dadada Museum lancia il suo primo messaggio provocatorio, celebrando il sodalizio tra le due materie, l’una emblema della mano umana, l’altro emblema di quella divina.

In un ritorno alle origini, laddove le due materie si compenetravano (il cemento dell’antica Roma era costituito, di fatti, di cenere e acqua marina), l’uomo riscopre al Dadada Museum il giusto approccio tra cemento ed ecosistema, dal cemento armato al cemento amato. Cemento e mare, come Yin e Yang, ritrovano al Dadada Museum grazie alle opere di Mario Loprete la loro antica armonia.

La mente visionaria alle redini del progetto è quella di Roberto Talarico, già titolare dello stabilimento balneare, oggi art director del museo. «Mi è stato – dice Talarico – già proposto di esportare l’iniziativa nei più importanti stabilimenti balneari d’Italia, ne prendo spunto per augurarmi e augurare a tutti che il Dadada Beach Museum sia uno di quei fattori che possano alzare il livello della competizione territoriale per generare una qualità dell’offerta turistica migliore e lontana dagli stereotipi negativi che ahimè continuano a identificare questa terra bellissima e sofferente». I visitatori del Dadada Beach Museum (se ne contano migliaia solo nel mese di agosto) hanno potuto ammirare come le concrete Sculptures siano state poste in interazione con l’ambiente, senza essere soffocate dalle teche di cristallo: scambiare ossigeno con la brezza marina, assorbire la salsedine, creparsi al sole, farsi accarezzare dai bambini, era questo il senso dell’arte collocata sulla spiaggia.

Le sculture concrete in realtà tornano al mare perché dal mare arrivano. Sono infatti vecchi oggetti appartenuti a qualcuno che li ha dimenticati o abbandonati in spiaggia, a Montauro. E tornano al mare come reperti di archeologia moderna, fossilizzati sotto cemento come scarabei cristallizzati nell’ambra. Il concetto di partenza per i cementi di Loprete era celebrare la street art con un linguaggio universale, quello del cemento, quello dell’hip hop. Ma il tema originario quasi non c’è più, ha ceduto il passo evolvendosi in qualcosa di più grande, dando luogo ad un’esposizione ricca di spunti e pregna di una sinfonia di significati. Superata con successo la prima stagione espositiva di Dadada Beach Museum, il team di creativi, anima del progetto, sono già a lavoro per la prossima mostra in riva al mare. L’idea di fondo, visionaria oltre ogni comune pensiero, è quella di superare la stagionalità nella fruizione degli spazi e dare luogo ad una raccolta permanente di opere tematiche che dialoghino con gli altri percorsi artistici in zona ed invitino ad una riflessione costante sull’arte come veicolo di promozione della Calabria, un paradiso perduto e, forse, ritrovato.

Info: www.dadadabeachmuseum.it

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