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Tex, 70 anni di un mito

«Tex è un fenomeno particolarmente italiano e riflette le suggestioni dell’immediato dopoguerra, quando i nostri connazionali avevano necessità di sognare spazi esotici non ancora battuti. E il western costituisce una caratteristica decisa dell’Italia, che attraverso gli spaghetti western ha edificato un suo modello narrativo». Parole di Michele Masiero, direttore editoriale di Sergio Bonelli editore, la cui redazione – in collaborazione con lo storico e studioso del fumetto italiano Gianni Bono – cura la mostra Tex, 70 anni di un mito, al museo della Permanente di Milano fino al 27 gennaio.

Settant’anni: tanto è trascorso dal debutto nelle nostre edicole del primo albo a striscia di Tex (era il 30 settembre 1948); un nome che quasi non necessita di presentazioni, un personaggio destinato a divenire il più amato eroe del fumetto nazionale – di fatto, è entrato a far parte della cultura pop – nonché tra i più longevi a livello mondiale («al di là della crisi di editoria e fumetto, Tex Willer rappresenta ancora una stella di assoluta grandezza, al primo posto per vendite con 200mila copie mensili», circostanzia Masiero). Vero e proprio fenomeno di costume, apprezzato da più generazioni (anche) grazie al profondo senso di giustizia e all’incredibile generosità che trasmette, Tex – nato dalla vivida fantasia di Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini – è protagonista di una mostra destinata agli appassionati di qualsiasi età, ma pensata anche per coloro che si vogliono avvicinare per la prima volta all’universo ”grintoso, antirazzista e nemico di ogni ingiustizia” – riporta il comunicato della casa editrice – di Tex e di suo figlio Kit Willer, del simpaticamente scortese Kit Carson e dell’orgoglioso navajo Tiger Jack.

Ricorda Masiero: «Il personaggio di Tex Willer nasce nell’immediato dopoguerra a Milano quando un’imprenditrice coraggiosa, Tea Bonelli, ricostituisce una casa editrice che era sorta nell’anteguerra per merito del marito, Gianluigi Bonelli». Quindi il direttore editoriale ammette: «Con ogni probabilità, il segreto della longevità di Tex – l’avventuriero, il ranger, l’assennato capo degli indiani Navajos – è essere un simbolo di giustizia contro la prepotenza dei potenti e i disonesti. Laddove noi magari siamo obbligati a subire, Tex risolve».

Ma cosa devono aspettarsi i visitatori della mostra Tex, 70 anni di un mito? Dai disegni alle foto, dai materiali rari (e talvolta mai visti in precedenza) alle installazioni a tema, interattive e immersive, create ad hoc per questo evento, la rassegna – accompagnata da un denso calendario di appuntamenti per consentire ai lettori di incontrare autori, disegnatori e curatori legati all’universo di Tex e della casa editrice milanese – rappresenta il più importante tributo mai dedicato ad ”aquila della notte” (è con questo nome che ha avuto inizio la leggenda del nostro al cospetto degli affascinanti Navajo). In esposizione, tra gli altri pezzi, la prima vignetta di Tex declinata in lingue diverse e la mitica, nostalgica macchina da scrivere di Gianluigi Bonelli (”Adler Universal 200”) con la quale sono state scritte le prime storie dell’intramontabile eroe del west.

Info: www.lapermanente.it

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