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The HP collection

Film, canzoni, spettacoli, libri, fumetti. E mostre, ovviamente. La figura di Howard Phillips Lovecraft, considerato (a ragione) uno dei fondatori della letteratura horror e tra i precursori della fantascienza angloamericana, ha ricevuto tributi – e viene tutt’ora omaggiata – in tutto il mondo. C’era bisogno, dunque, di un’ulteriore esposizione (una collettiva, per essere precisi)? Dopo averla visitata, la risposta è sì. Perché The HP collection, accolta da Operativa arte contemporanea, a pochi passi da Castel Sant’Angelo a Roma è una rassegna sui generis; stiamo parlando, infatti, di una collezione surreale immaginata appartenere a Lovecraft, con al centro i lavori di artisti molto diversi tra loro per stile, corrente e anagrafica.

Curata da Carlo Pratis e Michela de Mattei, la collettiva – aperta al pubblico fino al 15 novembre e visitabile su appuntamento – è una selezione di opere che attraversa il secolo scorso (con maestri come Duilio Cambellotti, Fabrizio Clerici e Sergio Ragalzi) per approdare ai giorni nostri con lavori realizzati ad hoc per l’occasione da artisti contemporanei come Joanne Burke, Cleo Fariselli Emiliano Maggi, Marta Mancini, Matteo Nasini. E ancora: Ennio Calabria, Giuseppe Capitano, Giovanni Copelli, Michela de Mattei, Emanuele de Raymondi, Giuseppe Gallo, Luca Grimaldi, Andrea Grotto, Innerraum, Salvatore Meli, Valerio Nicolai, Patrick Savile, Vincenzo Simone. I lavori in rassegna spaziano da olii su tela a ceramiche smaltate, da acquerelli a tecniche miste.

«Abbiamo trasformato la galleria in un salotto dell’assurdo pregno delle atmosfere oniriche e inquietanti appartenenti all’immaginario dello scrittore, poeta, critico, letterario e saggista statunitense. Un immaginario, il suo, qui riletto in una chiave trasversale», spiega Pratis. Con quale esito? The HP collection è una mostra in senso stretto, ma è soprattutto un viaggio, più legato all’inconscio che orrorifico, sia per chi ama Lovecraft (mai troppo apprezzato dalla critica del suo tempo, è morto a Providence all’età di 47 anni) sia per chi, armato di curiosità, intende immergersi – magari fino a perdersi – in paesaggi grotteschi dove sono ospitati orrori cosmici provenienti da universi distanti e creature ancestrali che riposano negli abissi. La rassegna, seppur improntata su un autore dibattuto come Lovecraft – la cui penna è stata contaminata da flussi gotici e fantastici (con tutte le declinazioni che ne conseguono) – è cristallina nel messaggio che veicola: sì alla serietà nell’approccio, ma una componete importante è anche quella del divertimento; in un certo modo, una sana leggerezza dalla quale non si può prescindere per avvicinarsi a opere che fanno parte di una collezione immaginaria, che l’autore del fantastico – chissà – avrebbe apprezzato.

Scendendo al piano inferiore della galleria il visitatore può sorprendersi alla vista di un’installazione – video (King) di de Mattei e vasi in terracotta e suono (Sinfonia da camera per orci) di de Mattei e de Raymondi – che «al pari di un organismo pulsante, si intercala in una dimensione di culto», conclude la curatrice.

Fino al 15 novembre; Operativa arte contemporanea, via del Consolato 10, Roma; info: www.operativa-arte.com

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