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Transgender a San Paolo

Camila Falcão ritrae l’intimità della comunità transgender di San Paolo, raccontando storie di sessualità ma sopratutto di coraggio e resistenza. In Brasile l‘aspettativa di vita delle transgender è di soli 35 anni, queste donne sono infatti sempre più soggette ad abusi, e circa il 90% di loro trova lavoro solo nella prostituzione poiché vengono emarginate da familiari e amici. Il Paese ha inoltre il più alto tasso di omicidi di donne transgender al mondo, 113 già dall’inizio di quest’anno, ed è molto difficile contrastare questa epidemia di violenza cercando di spostare l’attenzione della società su una fascia di popolazione che vive così ai margini. Per capire questa comunità frammentata, ma resiliente, l’artista Camila Falcão ha passato gli ultimi diciotto mesi a San Paolo per fotografarne le protagoniste. Il lavoro della Falcão mira a elevare e celebrare i soggetti presentandoli come individui e non come statistiche. Due sono i progetti della fotografa: Abaixa Que É Tiro e Onika, in entrambi i quali ella ha costruito un ritratto intimo e puntuale della comunità. È stata inaspettata l’attenzione e la risposta al suo lavoro, dato l’ambiente che avvolge queste donne, nonostante ciò l’artista è stata invitato a rilasciare interviste per pubblicazioni come Marie Claire, Vice e UOL, così come ZUM, la rivista fotografica più influente del Brasile. Il lavoro è stato anche selezionato per diversi festival di fotografia e le è stato chiesto di diventare membro di realtà come Women Photograph, Native Agency e Girlgaze, affinchè potesse crescere in tutto il mondo la consapevolezza riguardo la comunità transgender di San Paolo. La reazione al lavoro dell’artista brasiliana dimostra come la fotografia possa causare un effetto duraturo e positivo sulla coscienza delle persone.

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