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La Cgil accusa la Abramovic e Palazzo Strozzi sugli stipendi ai performer. «Tutto in regola», rassicura il museo

Tutti gli occhi puntati su Marina Abramovic che, tra pochi giorni, inaugura a Palazzo Strozzi una grande mostra, The Cleaner. L’artista, già al centro di diverse polemiche, anche di recente da parte del vicesindaco leghista di Trieste per lo slogan disegnato per la Barcolana, è ora invece stata presa di mira dalla Cgil. La causa? L’accusa del sindacato è che la Abramovic avrebbe reclutato per l’esposizione fiorentina attori e performer prevedendo compensi poco adeguati e contratti non in regola. “Si obbligano i professionisti che parteciperanno allo spettacolo e a sottoscrivere, oltre al contratto di lavoro, una liberatoria in cui si comunica la volontà di partecipazione ad un workshop non retribuito”, il sindacato lo ha scritto in una lettera indirizzata in primis alla Fondazione Palazzo Strozzi, al Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli e al sindaco di Firenze Dario Nardella. Non ha tardato ad arrivare la replica dal museo: ”Prendiamo in seria considerazione la lettera della Cgil – ha dichiarato il direttore di Palazzo Strozzi Arturo Galansino a Repubblica – Il museo rispetta le regole e il contratto stipulato è in linea con quelli delle istituzioni che hanno svolto in precedenza attività simili e migliorativo rispetto ai minimi contrattuali applicati dalla Fondazione». Nulla da aggiungere da Palazzo Strozzi, che conferma la sua posizione, ribadendo la regolarità dei contratti e l’assoluto rispetto verso le persone che nei prossimi mesi lavoreranno al museo. ”Posso assicurare – conclude Galansino – che abbiamo cercato di fare il massimo per tutti coloro che hanno scelto di essere parte a questa esperienza unica».

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