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Lo sguardo di Rubinger

Per celebrare il settantesimo anniversario dalla fondazione di Israele, la mostra del fotografo israeliano David Rubinger al Museo di Roma In Trastevere a cura di Edvige Della Valle. Questa esposizione vede la luce a un anno dalla scomparsa dell’artista. Rubinger ha una costruzione dell’immagine fotografica molto nitida e presente e i suoi scatti non sono mai freddi. Una sapiente intuizione guida il suo sguardo nella direzione di una forza dell’inquadratura, di un equilibrio innato. Sono fotografie, le sue, che parlano, comunicano, trasmettono. Lontano da ogni banalità. Lontano da qualsiasi inesattezza visiva. Riesce a disegnare con la luce i drammi e la vita quotidiana di uomini e donne consegnando un grande insegnamento che unisce naturalezza e struttura, leggerezza e personalità. Una personalità, quella del fotografo, che porta, dopo l’emozione iniziale, ad una profonda riflessione. Perché i suoi scatti sì emozionano, ma fanno anche scaturire la capacità di dare un senso “razionale” a ciò che si trova davanti ad i nostri occhi. Si combinano molteplici energie vitali. Le immagini ci raccontano una storia, la storia di Israele. Ma la storia la fanno le persone che sono sempre al centro del suo interesse. La foto più vecchia in mostra riprende giovani ebrei che celebrano la decisione delle Nazioni Unite di creare uno Stato Ebraico. Celebre la fotografia di tre paracadutisti ripresi difronte al Muro del pianto, così come ritrae Papa Giovanni Paolo II in preghiera nello stesso luogo. Riesce a cogliere la spontaneità dei bambini, quasi sempre immigrati che vivono situazioni drammatiche; come di altri immigrati immortala i drammi o le gioie: due fratelli che si rincontrano dopo decenni in Israele. La mano di un morto tra la sabbia del deserto si misura con una mano che si aggrappa alle pietre del Muro del pianto. E scene di soldati, di ebrei ortodossi, ritratti di anziani.

Altri ritratti hanno come protagonisti diversi Primo Ministro israeliani in scene quotidiane ed istituzionali. Rubinger è stato infatti l’unico fotografo autorizzato ad entrare e scattare nella mensa del Parlamento Israeliano. Così, ad esempio, ritrae Shimon Peres mentre mette in ordine i suoi libri nella sua biblioteca. Golda Mair, tra gli altri, è immortalata nella sua cucina, mentre gioca con la nipote, mentre fuma la sua immancabile sigaretta, ed in contesti celebrativi come ad esempio in Parlamento vicina al pittore Marc Chagall: Chagall la sorprende con i suoi occhi vividissimi durante la presentazione della sua mostra proprio nel Parlamento Israeliano. Le fotografie di Rubinger si distinguono per un’essenza poetica che emana con forza e carattere, nell’unicità che ha fatto di lui un artista in grado di creare con l’obiettivo un personalissimo sguardo sul mondo da lui amato, con raffinatezza ed espressività. Nato a Vienna nel 1947 è emigrato in Palestina nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni naziste. Ha scoperto la fotografia durante la Seconda Guerra Mondiale. È stato fotoreporter per HaOlam HaZeh dal 1951 al 1953. Nel 1954 ha iniziato a collaborare con Time-Life. Nel 1997 è stato insignito della più alta onorificenza di Israele, Il Premio Israele. La mostra è stata promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la Comunità Ebraica di Roma e l’Ambasciata di Israele in Italia. Fino 4 novembre 2018 Museo di Roma In Trastevere Piazza Sant’Egidio 1/b, Roma. Info: www.museodiromaintrastevere.it

 

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