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Opere perdute o ritrovate

Artspace riporta otto storie di famose opere d’arte che sono state misteriosamente perdute, o misteriosamente ritrovate, raccolte nel libro The Museum of Lost Art di Noah Charney. Ve ne sveliamo alcune. È un dato di fatto: anche le opere d’arte, a volte, si perdono. Incendi, furti, guerre e persino naufragi sono solo alcune delle cause della scomparsa di famose opere d’arte, alcune delle quali riappaiono dopo anni, altre, invece, sono perdute per sempre. Nel libro edito da Phaidon, l’autore ripercorre le misteriose vicende di centinaia di opere, per lo più contemporanee, che sono state smarrite e che sono entrate di diritto a far parte del ”museo dell’arte perduta”.

Mentre viaggiava attraverso l’Europa e il Nord Africa nel 1952-3, Robert Rauschenberg raccoglie oggetti abbandonati con i quali compone i primi collage. Venduta una parte, per non spendere soldi in deposito o spedizione, getta le restanti opere nell’Arno. Solo trentotto anni dopo si scopre che, incredibilmente, quei lavori sono sopravvissuti. Un’altra storia di ”scoparsa” coinvolge l’artista, che, dopo essersi appropriato di un disegno Willem de Kooning, lo cancella, ri-titolando l’opera: Erased de Kooning Drawing. L’azione di Rauschenberg, che uno scrittore ha descritto come ”signorile iconoclastia”, è carica di simbolismo. Un collezionista ha il diritto di distruggere l’arte che ha acquistato, ma se un artista distrugge il lavoro di un altro artista, il risultato è una nuova opera d’arte. In questo caso specifico, de Kooning aveva approvato l’operazione. Si racconta, infatti, che Rauschenberg, recatosi nello studio del collega, gli avesse spiegato le proprie intenzioni. De Kooning, incuriosito, gli offrì un suo lavoro, ma ne scelse accuratamente uno che sarebbe stato difficile da cancellare, a base d’inchiostro e colori a pastello. Rauschenberg impiegò un mese per ottenere il risultato.

Esistono poi anche artisti che realizzano un’opera e quindi decidono di distruggerla nel nome della creazione di un nuovo lavoro. Nel 2007, l’artista canadese Heather Benning costruisce, in una fattoria abbandonata, una casa delle bambole a grandezza naturale. Field Doll era una struttura idilliaca, con stanze piene di libri illustrati e un intero lato dell’edificio sostituito dal vetro, in modo che le stanze potessero essere visibili dall’esterno. Le fondamenta dell’edificio erano però instabili e la struttura era destinata a crollare entro il 2013. Benning riconosce l’inevitabilità del disastro e decide di trasformarlo in una nuova opera d’arte dando alle fiamme lo stabile e creando così una nuova serie intitolata Death of the Dollhouse.

Al largo di Rozel Point, sulla riva del Great Salt Lake nello Utah, un capolavoro dello scultore Robert Smithson sta lentamente scomparendo. Spiral Jetty è stata realizzata nel 1970 utilizzando terra, acqua, cristalli di sale e tonnellate di roccia basaltica locale. Di circa 450 metri di lunghezza e 4,5 metri di larghezza, l’installazione non è mai stata pensata per durare in eterno. Quando il vento, la pioggia e l’erosione avranno completato il loro lavoro, l’opera scomparirà. Intervenendo regolarmente si potrebbe salvarla, ma questo non è quello che vuole l’artista. Nel 1999, quando Spiral Jetty è stata donata alla Dia Art Foundation, le acque del lago l’avevano già inghiottita, ma dopo quasi trent’anni, quando il lago si ritirò riemerse. In questo caso l’arte perduta è stata ritrovata, ma solo per essere perduta di nuovo.

Per scoprire quali siano le altre curiose storie delle opere perse o ritrovate potete trovare l’articolo qui.

 

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