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Una battaglia legale per determinare chi si occuperà dell’eredità di Robert Indiana

Chi si occuperà del lascito di Robert Indiana e chi verrà incaricato di preservare e promuovere il suo lavoro? La risposta potrebbe arrivare solo alla fine di una lunga battaglia legale, che è iniziata il giorno prima della morte dell’artista, il 19 maggio, e sembra destinata a inasprirsi durante l’estate. A giugno, l’ufficio del Procuratore Generale della Maine ha annunciato che avrebbe monitorato attentamente il caso, nel frattempo, l’avvocato che rappresenta Indiana e la sua eredità, che si stima intorno ai 50 milioni di dollari, sta cercando documenti che ne determinino la reale estensione sulla base di un ”ragionevole sospetto” che una parte dei beni ”potrebbero essere stati trasferiti altrove o addirittura sottratti”.

A maggio la Morgan Art Foundation (Maf), che rappresenta l’artista dagli anni ’90 ed è proprietaria del suo famoso marchio, ha intentato una causa a New York contro lo storico assistente dell’artista, Jamie Thomas, e l’editore d’arte, Michael McKenzie, sospettati di aver sfruttato Indiana nell’ultimo periodo della sua vita, producendo opere a suo nome e isolandolo dai cari. Sono sorti dubbi anche sul testamento lasciato dall’artista, che, firmato e datato 7 maggio 2016, conferirebbe all’ex assistente la procura e lo nomina di direttore esecutivo del museo, che Indiana intendeva fondare nella sua casa sull’isola di Vinalhaven, a 15 miglia al largo la costa del Maine. Secondo il documento, un’organizzazione senza scopo di lucro, la The Star of Hope, dal nome dell’ottocentesco edificio in cui l’artista abitava dal 1978, deve occuparsi, come scrive lo stesso Idiana: «della conservazione, della promozione e dell’esposizione continue della mia collezione e dei miei immobili». L’artista, inoltre, avrebbe attribuito alla sua fondazione i diritti d’autore dalle sue opere, ma Luke Nikas, l’avvocato che rappresenta il Maf, sostiene che l’assistente non sarebbe abbastanza qualificato per rispettare l’incarico e suggerisce che sia un ”comitato eterogeneo di specialisti” ad occuparsene.

Alcuni professionisti proposti sono: il collezionista e curatore John Wilmerding, il gallerista newyorkese Paul Kasmin e alcuni rappresentanti del Whitney Museum of American Art di New York, che ha messo in scena la retrospettiva di Indiana del 2013, così come il Farnsworth Art Museum di Rockland, nel Maine. «Queste sono persone che hanno fatto parte della vita d’Indiana per molto tempo – scrive l’avvocato Nikas – mi aspetto che molti, se non tutti, sarebbero disposti a sostenere la fondazione attraverso una posizione consultiva o di consiglio». Il Farnsworth, ad esempio, ha collaborato a lungo con Indiana: nel 2009 ha organizzato un’importante rassegna dei suoi lavori e ha installato sul tetto dell’edificio la scultura illuminata EAT. Nel 2012 lo stesso artista dichiarava al The Art Newspaper che il Farnsworth probabilmente avrebbe ereditato la sua collezione. Christopher Brownawell ,Il direttore, afferma di non aver ”discusso in dettaglio” la proposta della MAF, ma afferma «sarebbe di grande beneficio riunire un gruppo di persone con quel livello di esperienza con l’obiettivo comune di per promuovere e preservare l’eredità di Bob».

L’editore McKenzie afferma che la causa è semplicemente ”un futile tentativo” di screditare Thomas, che lui descrive come: «il migliore amico e assistente di studio di Bob, che ha dipinto per lui per molti anni». I due imputati devono ancora presentare una risposta in tribunale, anche se McKenzie rifiuta con forza le accuse e ha dichiarato al New York Times che lui e Thomas stavano solo seguendo i desideri di Indiana. La prima udienza preliminare è prevista per il 23 luglio a Manhattan, nel frattempo, Thomas, McKenzie e i rappresentanti del MAF, tra cui Simon Salama-Caro, che sta compilando il catalogo ragionato del lavoro dell’artista, hanno ricevuto l’ordine di comparire in tribunale a Rockland, nel Maine, il 18 agosto, per fornire informazioni sulle attività svolte nella tenuta dell’artista. L’avvocato James Brannan, che rappresenta Indiana, afferma infatti di ritenere che assistente e editore abbiano venduto delle opere senza aver adeguatamente compensato l’artista e sospetta anche che la Maf non abbia pagato all’artista ciò che gli doveva prima della sua morte, e che non abbia fornito la prova della proprietà di alcune opere che ha richiesto. Alla fine di giugno, l’ufficio del procuratore generale del Maine, Janet Mills, ha assicurato che avrebbe monitorato la dispersione della proprietà di Indiana, come parte della sua responsabilità di ”far rispettare i doni in beneficenza”. 

 

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